giovedì 9 agosto 2012

Le promesse




Attraverso le promesse i bambini costruiscono il senso di fiducia nei confronti degli adulti, anche quando queste consistono in una punizione.
(Lucia Attolico)

Quanto è vera questa citazione.

In questi giorni ho notato che Diana inizia seriamente a dare valore e a dare la giusta importanza alle promesse.
Finalmente inizia a capire il valore di cosa sia e di cosa voglia dire ‘mantenere la parola’.
Ha capito che se lei mi promette una cosa in cambio di qualcosa altro, questa cosa poi accadrà.
Sia se lei fa una promessa a me, sia se io la faccio a lei.
 
Una promessa è una promessa, sia in caso di una cosa bella, sia in caso di punizione.
E questo lo ha capito!

Qualche esempio di cosa sta accadendo in questi giorni.

Mattino. “Diana dobbiamo vestirci”.
“Mamma prima finisco di vedere ‘l’agente OSO’ e poi vengo”.
Mi raccomando Diana, guarda che è una promessa!
Vado al piano di sopra a vestire la piccola mentre lei continua a guardasi il suo cartone in sala.
Dopo qualche minuto mi chiama e mi dice: ‘Mamma sto salendo, Oso è finito, vengo a vestirmi’.
Che dire, ha mantenuto la promessa!

E non è l’unico caso. Se vuoi vedere quel cartone sul pc della mamma, allora dopo andiamo a far la nanna nel tuo lettino, ok?
Ed effettivamente lo fa!

E lo stesso vale in caso negativo. Se non fai questo allora ti prometto che non giochi con i colori.
Lei lo capisce. E decide se vuole continuare a fare quello che vuole – sapendo che non giocherà con i colori, o smettere per avere il suo gioco.

Però anche lato mio (anzi nostro, inteso come mamma e papà) le promesse hanno un certo peso. E devono essere mantenute!

Se le prometto una cosa devo mantenerla, ad ogni costo.
E’ incredibile la memoria dei bambini.
Infatti, devo anche ammettere che la mia bambina ha una memoria di ferro (probabilmente come tutti i bambini), e se lato mio, le faccio una promessa, la devo mantenere, altrimenti si offende alla grande! E se la ricorda, rinfacciandomela!

Domenica pomeriggio le ho promesso che l’avrei portata al parco, ma alle 5 perché prima di allora era troppo caldo.
Poi, visto che il caldo non mollava l’osso, abbiamo deciso di stare a casa con il clima, tanto le piccole si stavano divertendo e stavano giocando, facendo finta di nulla.
La sera, prima di andare a dormire, verso le 22.30 mi ha detto: ‘Mamma, ma alle 5 dobbiamo andare al parco!!!’.
‘Piccola, scusa, me lo sono dimenticata. Ormai è buio’.
Ha iniziato a piangere, ‘Mamma, me lo hai promesso!!!’.
Ammetto che mi sono sentita in colpa e le ho detto che se oggi non faccio troppo tardi, ce la porto questa sera e da adesso in poi, manterrò sempre le promesse!

martedì 7 agosto 2012

Spirito olimpico..


..o  semplice spirito di emulazione? J
Chissà!

Fatto sta che alla sera, accendiamo la tv su rai 2 e seguiamo le olimpiadi.
Le mie bambine si ipnotizzano a guardarle (compresa la piccolina).

Si siedono sulle loro poltroncine, aspettano il via, fanno il tifo e alla fine si alzano e battono le mani felici! Non importa chi vince, se Italia, Giappone, Corea o altro.
A loro piace la gara, il clima sportivo e la gioia che si respira.
E sembrano proprio che entrino in simbiosi con gli alteti!


Le prime gare che hanno visto sono state quelle del nuoto e dei tuffi.
Poi la corsa.
Diana (la grande)  quando ha visto Bolt si è messa come se avesse i blocchi di partenza e poi ha simulato la corsa. E vedendo le altre gare di velocità adesso si prepara e al via inizia a correre per tutta la sala gareggiando con la sorellina.

E anche la scherma le entusiasma!

Tant’è che alla fine Diana mi ha detto:
‘Mamma io voglio fare Spada e Corsa! Nuoto No!
Quando iniziamo?’

Che dire, le idee sembrano buone e chiare J

giovedì 26 luglio 2012

Scene di vita quotidiana



Giusto per rendervi partecipi di alcuni momenti belli della mia vita.


Sul divano:
Diana ed Eva giocano insieme sul divano con alcune macchinine che le ho portato qualche ora prima.
Felicissime e sorridenti, che si cercano e si sorridono. Ad un certo punto chiedo
“Diana vuoi bene ad Eva?”
“Si”
“E alla mamma?”
“No”
“Nooo???”
Poi inclina la testa da un lato, accenna un sorriso malizioso e fa brillare quegli occhietti furbi e mi dice: ‘Un po’ si mamma! Ma anche a Papà!!!’

A cena:
Sole solette, decido che mangiamo in sala sul tavolinetto piccolo guardando Peppa Pig (tanto il papà non c’è, ci condiamo un po’ di libertà!)
Diana ed Eva mangiano tutta la pasta. Eva finisce prima ma ha ancora fame.
Facendo finta di nulla rubo con la forchetta un rigatone dal piatto di Diana. Lei mi guarda e mi sgrida! “ Mamma, non mi rubare la mia pasta!”
“Scusa amore, la volevo dare ad Eva, l’ha finita”
Lei quindi sorride e mi dice “allora va bene!” , si alza prende il suo piatto e mette metà della sua nel piatto della sorellina. Poi la guarda e le dice “ va bene Eva?”

La cacca:
Eva corre sulle scale e inizia a urlare ‘Mamma’ ‘Mamma’.
Esco dalla cucina, la guardo e le chiedo ‘Eva, che c’è?’
Punta il ditino al pannolone e dice sorridendo ‘Cacca!’
(Voleva che la portassi di sopra in bagno  a cambiarsi il pannolone!!)

Gli amici nello specchio e nel letto
Diana è da qualche giorno che parla e saluta i suoi 'amichetti' che sono nello specchio.
Ci parla proprio. Li saluta quando arriviamo e quando andiamo via.
E anche il piumone sul letto (che tiene nonstante il caldo per compagnia) è diventato il suo amico.
Questa mattina le porto il latte a letto e non voleva svegliarsi - mai che lo facesse il fine settimana!!!
Allora le ho detto che se non si svegliava, il lattuccio l'avrebbe bevuto il suo amico.
Lei mi guarda e mi fa: " Mamma, non è vero! Il mio amico non può bere il mio lattuccio!"
" E perchè no, amore?"
"Perchè non ha la bocca!"
(senza parole)

giovedì 19 luglio 2012

Chiavi di volta


A volte nella vita accadano cose che non ci piacciono, che ci fanno sorridere o che ci fanno arrabbiare.
Che rendono tristi o felici, che ci cambiano profondamente.
Spesso ci chiediamo il perché di queste cose, di questi eventi.
E spesso non abbiamo nessuna risposta.
E’ successo e basta, con le conseguenze del caso. Belle o brutte.

Ma forse ogni evento nella nostra ha un significato preciso.
Forse  fa parte di un disegno più grande.  
O forse semplicemente è così.

Forse se quella cosa non fosse capitata,  se quell’errore non l’avessimo commesso o avessimo preso un’altra decisione.
Forse oggi non saremmo quello che siamo con i nostri pregi e i nostri difetti,  con tutto quello che abbiamo costruito, con tutto quello che abbiamo distrutto.
Un po’ come Sliding doors.

Questi eventi (o meglio, quelli più importanti) sono le chiavi di volta della nostra vita.

La chiave di volta  è una pietra centrale che chiude un arco e che è fondamentale per la sua stabilità, e punto di svolta, momento topico di una situazione che può improvvisamente prendere una direzione inattesa.

Quindi, in senso figurato, sono quegli eventi che hanno dato una ‘sVolta’ a qualcosa in modo forte e drastico.


Ad esempio il fatto di aver conosciuto una persona o l’aver fatto un incidente o un’esperienza e questo ti ha cambiato la vita, sia in modo positivo che negativo, sia in modo voluto che casuale.

Ognuno di noi ha le sue chiavi di volta nella sua vita.
E per quanto questo periodo sia per me un po’ faticoso e cupo, sono contenta di essere dove sono e di essere chi sono.
E di aver vicino poche persone che mi apprezzano, ma sono quelle che contano. Che lo fanno in modo sincero. Che apprezzano anche i miei difetti.


“Nella tua vita niente avviene per caso.
Le persone e gli avvenimenti
che compaiono nella vostra vita
nascondono importanti motivi,
significati e spiegazioni.

Per questo sbagliamo quando pensiamo
che incontri e rapporti siano casuali:
tutto dipende da una forza potente
che ci collega e favorisce
determinate conoscenze e relazioni.”
(Ruediger Schache) ♥♥♥

lunedì 9 luglio 2012

Non vi lascerò vincere


Lo stress di una vita vissuta di corsa, sempre con i minuti contati, in continua competizione, manie di perfezionismo e controllo totale, e alla fine si crolla.
E’ un ombra subdola che ti colpisce appena abbassi un attimo la guardia.
Quando finalmente tu credi di esserne fuori, di avere di nuovo il controllo di te e della tua vita, abbassi le difese, ti rilassi e ripiombi di nuovo nel baratro.

Ti senti senza forze, brividi di paura incontrollata percorrono il corpo, senti di non avere le forze per reagire, ti senti soffocare e non riesci a reagire.
Sudore freddo poi caldo improvviso,  la mente che sembra staccarsi dal corpo. Non riesci a mangiare, gli odori ti nauseano, la testa gira.

E poi, poco alla volta finalmente riesci a recuperare a poco a poco il controllo di te stessa e ti rendi conto che è assurdo, che è solo una cosa mentale e non è possibile che abbia questo potere sul tuo fisico. Eppure succede.

Eppure succede.

E alla fine la cosa migliore è provare ad accettarli e aspettare che passino.
Cercare di dare la giusta importanza alle cose, capire che il prendersela troppo non porta a nulla. Non ne vale la pena.
Che a volte va bene anche se le cose non sono perfette.
Imparare ad apprezzare le cose che si hanno, cercare di fare il massimo ma senza arrivare al limite.
Non ne vale la pena.

Vale solo la pena di vivere sereni, perché io sono fortunata, ho una famiglia fantastica e non mi manca nulla.
E non lascerò a voi maledetti attacchi di panico di rovinami la vita.
Non ve lo lascerò fare!

giovedì 5 luglio 2012

All’improvviso ti accorgi che…




Ieri sera tornavo a casa giusto dopo essere passata a casa dalla baby sitter per recuperare le mie piccole.
Ci siamo messe in macchina e improvvisamente ho realizzato di quanto fossero cresciute, così all’improvviso, come se mi fossi svegliata tutto d'un tratto.
Lo so, il discorso potrebbe sembrare molto banale, ma è come se avessi fatto un scoperta.

Il motivo? Durante il tragitto in auto parlavo, anzi conversavo con Diana e lei parlava con me e giocava con la sorellina seduta nel seggiolino a fianco al suo, che la guardava divertita con il suo ciucciotto in bocca.

Solitamente il viaggio in macchina era solo cercare di arrivare veloci a casa per farle smettere di piangere e distrarle in qualche modo.

Ieri invece, Diana era seduta sul suo seggiolino ‘da grandi’, e mi raccontava la giornata e interagiva con me.
Non ripeteva cose a caso, ma esprimeva concetti, commentava il paesaggio e insegnava alla sorellina dov’è il cielo.
Inoltre quando la piccola si lamentava, lei la tranquillizzava dicendole: “Eva, non piangere. Io sono qui. La mamma sta guidando, stiamo andando a casa.”

Non avete idee di quali emozioni si provano (o forse si, chissà), ma io mi sono quasi commossa a vederle così insieme.

Fino a pochi giorni fa la piccoletta neppure camminava, adesso corre per tutta casa sogghignando furbetta mente ruba le maglie dai cassetti o i giochini alla sorella e frana per terra  inciampandoci sopra, poi si rialza indispettita, ti guarda dritta in faccia, china la testa da un lato e inizia a sorridere maliziosa.
A tavola Eva inizia a voler mangiare da sola mentre lancia tutto per terra e la sua sorellina le raccoglie pazientemente la forchetta e mi aiuta a farla mangiare.
Adesso iniziano a giocare insieme e a cercarsi sempre.
La piccolina appena sveglia la mattina chiama ‘Nana, Nana’- il suo modo per chiamare Diana, e va spedita nella cameretta della sorella a svegliarla.
Diana invece alterna momenti di insofferenza totale verso la piccola teppista tirandole i capelli, spintonandola o dicendole ‘brutta’ a momenti di amore assoluto abbracciandola e coccolandola.

Insomma, sembra ieri che Eva era appena nata e Diana aveva poco meno di 2 anni ancora con il pannolone, ad oggi con così tanti piccoli grandi progressi.

lunedì 18 giugno 2012

Che male c’è se...

Che male c’è se quando si sveglia di notte ha voglia di un abbraccio della mamma?
Che male c’è se la mamma non glielo nega mai?
Che male c’è se la mamma cerca di assecondarla?
Che male c’è se non mi piace vederla piangere?
Che male c’è se la mamma cede sempre?
Che male c’è se la sera si addormenta accoccolata su di me?

Che male c’è, se va bene a me?

Lato mio, non c’è nulla di male. Io per le mie bimbe darei la vita, sempre.
Ma quante critiche ricevo! Uff…

Purtroppo a volte capita che non sto bene e allora, solo allora, c’è qualche problema perché non posso darmi a loro al 100% e questo forse è il vero problema.
Perché quando sto male loro non capiscono che tu non puoi dargli le stesse attenzioni. Loro vedono solo la loro mamma, come sempre.
Però è anche vero che se mi riprendo, è solo perché loro spesso mi ridanno la forza!

Ieri sera ho visto un film, un film molto banale ‘Mi presenti i tuoi’ (http://filmup.leonardo.it/sc_mipresentiituoi.htm), non so se l’avete mai visto.

Nel film c’era un bambino con un nonno molto rigido che voleva insegnarli le cose come se fosse un adulto, con metodi razionali, minimizzando il contatto umano e azzerando le emozioni.

E poi c’erano i Fotter, l’altra famiglia.

 Beh, loro erano molto più inclini verso il rapporto umano, verso le coccole e perché no, verso qualche concessione anche in caso di capricci, ma soprattutto infondevano amore e affetto al piccolo anche se questo voleva dire tenere il bambino a letto con loro o dargli qualche vizio!

Beh, io sono molto più simile a loro … e le critiche?

Beh, cerco di capire quelle che possono essere costruttive e quelle per cui, anche ascoltandole, non riusciranno mai a farmi cambiar posizione J

mercoledì 13 giugno 2012

La famiglia

Facevo un gioco con i miei figli.
Gli davo uno stecchetto e dicevo loro di romperlo.
La cosa è piuttosto semplice.

Poi gliene davo tanti, e dicevo loro di legarli insieme in un mazzetto. 
‘Ora provate a spezzarli’.
‘Non ce la facciamo’ – rispondevano i bambini.

‘Ecco, quel mazzetto è la famiglia!’
(cit.)

lunedì 11 giugno 2012

Il concetto di proprietà

Il concetto di proprietà

Girando in rete qualche giorno fa ho travato queste regole che spiegano il concetto di proprietà così come è interpretato dai bambini.

se mi piace è mio
se riesco a portarlo via, è mio
se ce l'avevo fino a poco fa, è mio
se è mio non deve MAI, in alcuno modo, sembrare tuo
se sembra mio, è mio
se è tuo e io te lo rubo, è mio
se, secondo me è mio, è mio
se è rotto...e' tuo!!!

Lo ammetto mi ha fatto molto sorridere, però, quanto è vero!
 
Non è semplice spiegare il concetto di proprietà e di condivisione ai bambini.
Qualche giorno fa Diana era seduta sul dondolo in terrazza. Abbiamo provato a sederci anche io ed Eva, e lei ci cacciava via, dicendo ‘E’ Tutto mio!!’
‘ E la mamma, dove si siede?’ – chiedevo. ‘Eh mamma, comprane un altro!!!’

A parer loro, è sempre tutto loro e il problema si accentua quando si trovano con altri bambini, spesso facendo nascere conflitti o capricci furiosi.
E dentro la propria casa ancora di più! Un po’ come i gatti o i cani, se è casa di altri è più brava e riesce a giocare con gli altri in modo più o meno civile, ma se è a casa sua, quello è il suo territorio e li ci sono i SUOI giochi! Appena un bambino tocca i SUOI giocattoli, sono lacrime!

Lo vedo spesso anche con la sorellina, quando Diana vede qualcosa in mano sua, improvvisamente suscita il suo interesse e diventa suo.
Appena la piccolina prende una cosa qualsiasi, lei si avvicina, glielo prende è urla ‘E’ MIO!’

Lo ammetto, spiegare il concetto di proprietà ad un bambino non è proprio semplice, ma con un po’ di sforzo qualche risultato si ottiene. Con fatica, ma qualcosa si ottiene.

E infine, un altro concetto che stiamo cercando di passargli è quello dello scambio.

‘Se Eva, la tua sorellina, ha una cosa che tu vuoi, non puoi prendergliela senza motivo.’
‘Diana, vai tra i tuoi giochini, prendine uno che a lei può piacere e proponi uno scambio con quello che ha lei. Se anche a lei va bene, allora sarete entrambe felici.’

Incredibile! Funziona J



mercoledì 6 giugno 2012

Sensi di colpa


Brutta bestia.  
Arrivano quando meno te li aspetti e ti colpiscono da tutti i lati.

Ci sono sensi di colpa verso la bimba grande, quando concedi qualche attenzione in più alla piccola e vedi l’altra che ti guarda corucciata.
Ci sono sensi di colpa verso la bimba piccola, quando dai un bacetto o un abbraccio in più alla grande e la piccola ti allunga la mani per venire in braccio pure lei.
Ci sono sensi di colpa verso il marito, quando vedi che non ha più tempo per dedicargli le giuste attenzioni.
Ci sono sensi di colpa verso te stessa, quando hai l’impressione che il lavoro e il resto ti tolgono il respiro e non hai più tempo per te.
Ci sono sensi di colpa verso il lavoro, quando pensi di togliere tempo alla famiglia per portare a casa qualche soldo.

Questi maledetti sensi di colpa!