mercoledì 13 marzo 2013

Il filo di perle



Ormai sono passati più di sei anni, 
eppure ogni volta che sono giù, 
ogni volta che sono felice, 
ogni volta che sono sola e sento il bisogno di parlare con qualcuno, 
penso ancora a te nonna.

Con te potevo parlare di tutto, 
potevo sfogarmi, 
potevo anche solo parlare senza scopo, 
tu sapevi ascoltarmi.

Dopo tanti anni, ancora, in modo del tutto involontario mi capita di prendere il cellulare e cercare il tuo numero per chiamarti.
Chissà perché.

Dopo tanti anni, ho ancora in mente il tuo viso sorridente, che ancora qualche volta mi viene a salutare nei miei sogni.

E ancora adesso, quando sono triste, indosso il tuo filo di perle, che mi  fa sentire vicino a te.

giovedì 7 marzo 2013

8 Marzo, festa della donna



Oggi è la festa della donna.
Questa sera migliaia di donne andranno all’assalto di locali come se fosse l’unica libera uscita che hanno nella loro vita.
Critichiamo tanto gli uomini che vanno ai nigth e questa sera molte andranno a vedere strip maschili.

Ma va beh, l’incoerenza è una caratteristica di noi donne, no?

Ma visto che parliamo di donne, voglio provare a scrivere cosa penso io delle donne.

Penso che uomo e donna sono diversi.
Non sono d’accordo che la donna e l’uomo possano fare proprio tutte le stesse cose.

Ok alla parità, ma non esageriamo.
Questo non vuol dire che la donna deve stare a casa  e l’uomo al lavorare.

Vuol dire semplicemente che siamo nati diversi e le differenze ci sono e non vanno ignorate.
Siamo diversi ed è giusto valorizzare le nostre differenze, non mascherarle.
Le differenze fanno parte di noi, non sono un problema.


Ma visto che sono donna, e che oggi è la festa delle donne, voglio parlare anche di me.

Io come donna sono donna che lavora. E lavora full time.
Io come donna sono mamma. Mamma di due bambine fantastiche.
Io come donne sono moglie. Non perfetta, ma sempre moglie.
Io come donna sono figlia. Anche qui, non proprio perfetta.
Io come donna sono un’amministratore. Gestisco tutto il budget famigliare, tengo spese e conti, scadenze e bollette.
Io come donna NON sono cuoca. Va beh…qui per fortuna c’è Massimino ©

Io come donna sono…sono Attilia!
…sono io!

Fusa, esaurita, felice, mamma, moglie e tutto il resto.
Perfetta o meno, questa sono io.

Auguri a tutte le donne, a chi festeggia e a chi no!
Auguri a chi ama questa festa e a chi la odia.

E buon divertimento a chi questa sera vedrà l’omino nudo sul palco!

Io festeggerò con le mie due donnine a casa con loro.

Ciao!

mercoledì 6 marzo 2013


7 Marzo 1995. 

Cena con gli amici di corso alla Tana del Lupo, Pisa.

Già!
Sono già passati diciotto anni da quel primo bacio che mi hai dato. 
Non avevo ancora 20 anni.

Binario 7 della Stazione di Pisa, quasi alla mezzanotte, aspettando il Torino Porta Nuova che ci riportava a casa dopo la cena con i compagni di corso.

Un bacio dopo mesi di frecciatine, sguardi e dispetti.

Diciotto anni insieme dopo mille peripezie, alti e bassi, lacrime di gioia e di dolore, sorrisi e liti furiose.
 
Diciotto anni che ti sopporto e che tu, su beh ammettiamolo, sopporti me.

Ne abbiamo fatto tante insieme. 
A partire dall’Università, al lavoro, ai viaggi (alla fuitina a Las Vegas!!!), al mettere al mondo due angioletti che ci riempiono la vita e chi fanno impazzire di gioia e non solo.

Diciotto anni insieme e ancora, non riesco a stare senza te.



lunedì 4 marzo 2013

Devo resistere...


Periodo difficile.
Dentro di me i pensieri si scontrano.
Sono in crisi. Sono in crisi con me stessa.
Ho una soluzione, un momento dopo non ce l’ho.
Forse sarebbe meglio se…, oppure no, meglio se…
Di fatto non decido.
Continuo a stare nel mio brodo soffrendo per qualsiasi decisione non presa.
Non so quanto resisterò.
Alla fine gli eventi decideranno per me.

lunedì 18 febbraio 2013

Diana e le sue delusioni


Diana e la torta a forma di Pimpa per il compleanno.
Diana e le ali con la bacchetta magica ‘vera’.

Riuscire in solo giorno a deludere tua figlia per ben due volte, non è semplice.
E farlo nel giorno in cui festeggi il suo compleanno ti lascio un po’ di amaro in bocca.
D’altronde, i bambini, nella loro ingenua semplicità e coerenza, ti spiazzano sempre.

Ma proviamo ad andare con ordine.
Diana, nata il 19 febbraio, mi chiede se per il suo compleanno può avere la torta a forma di Pimpa.
‘Certo piccola!’ – dico. ‘Il giorno del tuo compleanno avrai la torta che vorrai’.

E infatti ieri, 16 febbraio, giorno in cui abbiamo festeggiato il suo compleanno, la torta a forma di Pimpa c’era.
Ed era bellissima, proprio come voleva lei.

Ma la sera, sul divano mi guarda e mi dice: ‘mamma, ma è oggi il mio compleanno?’
‘No amore, è martedì’ – le rispondo. ‘Ma lo abbiamo festeggiato oggi perché martedì le persone lavorano’.
‘Allora mamma io non ho ancora 4 anni, ne ho ancora 3, giusto?’ – continua Diana.
‘Si..’ – annuisco.
E qui Diana si fa triste i inizia a piangere.
Non capisco, sono davvero sorpresa della sua reazione.
‘Diana perché piangi?’.
‘Perché volevo la torta di Pimpa per il mio compleanno!!!’
‘Diana, ma oggi avevi la torta di Pimpa! L’abbiamo scelta insieme.’
‘Si, mamma. Ma oggi non è il mio compleanno! Io la volevo per il mio compleanno!’

Giuro che io ci sono rimasta malissimo. Non era proprio mia intenzione deluderla.
Più volte la sua logica ‘pura’ mi ha lasciato a bocca aperta.
E non è finita.

Stesso giorno, il pomeriggio della festa.
Mi ha chiesto se le compravo le ali e la bacchetta magica. ‘Mamma, mi raccomando però, voglio la bacchetta magica, ma quella vera, ok?’
Io tutta felice le compro le ali da H&M in tulle rosa con i brillantini e la bacchetta in plastica rosa/violetta con i nastrini colorati.
Il giorno della festa gliele metto e le do la bacchetta.

Era felicissima! Era proprio entusiasta.

Ma è durato poco.

‘Mamma ma non riesco a volare’.
‘Ehmmm….no…amore.. non si può’.
‘Ma allora, se non riesco a volare, dov’è la magia?’ – ‘Io ti ho chiesto quella vera, quella con la magia’

‘Cucciola….la magia non esiste’.

Si è tolta le ali, ha buttato la bacchetta ed è andata a giocare con altre cose.

..e dura dover dire ad una bambina che la magia non esiste.


E soprattutto è brutto deludere i tuoi figli.

sabato 2 febbraio 2013

Inadeguati al ruolo..

Venerdì ho assisto ad una scena a cui onestamente non avrei voltuo assistere.

Parcheggio l'auto vicino ad un parco, a Milano.

Un gruppo di ragazzetti sta camminando e due sembrano azzuffarsi.All'inizio penso che sono scarumucce tra loro e lascio stare. In lontanza due persone adulte seguono la comitiva, in realtà pensavo che erano ragazzini usciti da scuola e che quelle due persone erano solo due nonni di uno dei bambini. Non do' molto peso alla cosa e vado a cercare i tagliandi per il parcheggio, ma la zuffa non sembra calmarsi.

Aspetto un po', non volevo intromettermi ma dopo venti minuti circa la cosa degenera. Un ragazzino viene colpito in faccia da un calcio di un altro bambino. Questo bambino poi,  in preda ad una crisi tenta in tutti di modi di scappare. 

Cinque sui coetanei lo bloccano a fatica per terra, ma questo ragazzino con una forza incredibile si libera, si toglie giacca e felpa e scappa di nuova. I ragazzini lo placcano di nuovo e lo fermano. Il ragazzino impaurito è tutto sporco di fango.  Ma tenta in tutti i modi di scappare.
Fuori c'era un freddo molto pungente e aveva smesso di piovere da poco.
Ci riesce di nuovo, e ricomincia la 'caccia'.

Non resisto più, mi avvicino e scopro che questa è una scolaresca di ragazzini di 11 anni e che le due persone sono i professori.

"Ok, ci sono i professori, non mi devo intromettere."-  Penso.

I professori sono un'uomo sulla sessantina, con la faccia da bonaccione e una donna un po' più giovane con un'espressione un pò antipatica.

Provano un paio di volte a dividere i ragazzini ma poi lasciano fare ai bambini.

La comitiva ormai in preda al panico mi racconta che questo bambino ha 'problemi', anche in classe ha rotto alcuni banchi e ha spesso queste crisi, ma non ha mai fatto male a nessuno. 

I bambini stanno cercando di tenerlo per non farlo scappare, i bambini si preoccupano per il loro amico, i bambini si preoccupano di chiamare aiuto.

E i prof??? Mah..sembrano spaesati, almeno l'uomo. La donna non sembra proprio interessata.

Stufa di vedere questo bambino trattato così mi avvicino al professore e gli dico: ma non fa nulla?

E lui mi chiede: ma che devo fare, non riusciamo a tenerlo.

'Chiami  i genitori!' ."Ma abitano lontano" - mi rispondono. "Chiami almeno i carabinieri', - dico. Allora finalmente il maestro chiama il 113 per chiedere un'aiuto.

Nel frattempo alcuni bambini stanno piangeno spaventati dalla situazione, altri piangono perchè hanno paura che qualcuno possa far del male al loro compagno, altri bambini...stanno avvisando i genitori del ragazzino!

Dopo pochi minuti arriva la polizia che improvvisamente calma almeno apparentemente il bambino. Quanto meno lo abbracciano - cosa che i professori non avevano neppure tentato di fare! e lo convincono a mettersi la giacca.

Nel frattempo arriva anche l'ambulanza che lo prende di peso e decidono di portarlo ad un pronto soccorso per calmaro. E qui veramente stavo per dare di matto.

I professori stavano lasciando andare il ragazzino da solo!!!
'Scusate'- irrompo- 'non avrete mica intenzione di farlo andare da solo in ospedale, vero???'. 'E' sotto la vostra custodia!'.
La prof mi guardia strana e mi risponde: 'dovrei andarci io?'. Il professore per fortuna interviene e mi dice che sarebbe andato lui.

Finalmente decido di allontanarmi.

Ma la cosa mi ha lasciato non poco scossa.

Un ragazzino così è giusto che non avesse un'insegante di sostegno, o quantomeno due persone in grado di seguirlo nel modo più appropriato?E' giusto che hanno dimostrato più maturità, affetto e senso civico i bambini  piuttosto che due professori - secondo me - completamente indatti?
Io non so se ho fatto bene ad intervenire e se l'ho fatto nel modo giusto.
Ma in quel momento mi sono immaginata di essere la madre di quel bambino, e ho fatto - impulsivamente - quello che avrei voluto si facesse per mio figlio. Non so se quella era lo cosa giusta, ma di sicuro non lo era l'indifferenza mostrata dai professori.
Che senso di tristezza ho provato!

mercoledì 23 gennaio 2013

Paura di dormire


Ieri sera, dopo l’ennesimo inutile tentativo di far addormentare Diana, mi dice.

‎'Mamma non voglio dormire'.
'Ma perché?'
'Perché domani mattina fatico a svegliarmi se dormo. Se invece non dormo...'

Ora, battuta a parte, che ammetto non mi aspettavo, in realtà è come se avesse proprio paura di dormire.

Non è mai stata una dormigliona, mai dormito il pomeriggio e spesso si sveglia ancora adesso la notte.

Ma quello che non capisco è  come mai ha così paura di dormire? A cosa posso associare questa sua paura?
Perché ha paura ad addormentarsi, sia da sola che con me?


La piccola non ha mai avuto questa avversione, si addormenta in camera sua al buio.
Diana si addormenta con me, con la lucetta accesa, e con almeno uno o due peluche, con il suo cuscino preferito e avvinghiata al mio collo.

Leggendo qua e là vedo che il problema è piuttosto comune nei bambini.
Però questo non mi aiuta.

Come posso aiutare Diana?

Sto notando che questo ‘problema’ è meno accentuato quando passa più tempo con me.
Cioè, se non vado al lavoro e stiamo insieme, la sera si addormenta abbastanza facilmente.

Se  invece vado al lavoro e torno la sera, giusto in tempo per la cena, allora è come se dovesse recuperare e non vuole dormire. E’ più nervosa e intimorita.
Cerca di spostare sempre più avanti il momento della nanna. E la notte è spesso agitata.

Cerco di rassicurala in tutti in modi.
Sa che dorme in camera con la sorellina e se si sveglia di notte, basta che mi chiami e la mamma arriva.
Lo sa.
E lo faccio. Sempre.
Sa che si sveglia e vuole venire nel lettone ce la porto.

Ma il problema non è quando si sveglia.
E’ proprio convincerla a rilassarsi e dormire.
A volte arriva proprio a piangere che non vuole dormire.

Mi sdraio con lei, la abbraccio, le dico che la mamma è li con lei.
Non la sgrido.
La accarezzo.
Se vuole qualche pupazzo glielo porto (gliene ho concessi solo 2 per notte e li sceglie ogni sera – se fosse per lei dormirebbe con tutti i suoi peluches!).

Ma, anche quando cede, la vedo proprio ‘terrorizzata’ dall’idea di dormire.

Eppure abbiamo stabilito un orario per la nanna e cerchiamo di rispettarlo sempre.
Abbiamo il nostro rituale: prima latte con cartoni, poi denti, poi nanna la sorellina, poi la scelta dei pupazzi, poi si fa la nanna.

Insomma, qualcuno ha qualche suggerimento per me?
Per mitigare questa sua fobia?

martedì 22 gennaio 2013

Tu fai ginnastica?




Allora, vediamo:
  • Piegamenti, tutte le volte che raccolgo le cose che le bimbe lanciano per terra.
  • Allungamenti, tutte le volte che metto qualcosa in alto per evitare che le bimbe le prendano
  • Corsa, tutte le volte che devo prendere le bimbe per  farle salire in macchina.
  • Guida sportiva, tutte le volte che corro in macchina per non fare tardi in ufficio.
  • Lotta, tutte le volte che devo cambiare il pannolino ad Eva o vestire Diana.
  • Step, tutte le volte che faccio le scale su e giù per portare le bimbe in bagno.
  • Pesi, tutte le volte che le prendo in braccio (anche contemporaneamente).
  • Resistenza fisica, tutte le volte che le faccio cenare cercando di farle stare a tavola e convincendole a mangiare da sole.
  • Esercizi per la schiena, tutte le volte che fanno cavalluccio su di me.
  • Placcaggio, tutte le volte che tento di legare le bimbe ai seggiolini in auto.
  • Arti marziali, ogni volta che evito i loro colpi.
  • Riflessi, ogni volta che le prendo al volo evitando che cadano (quando ci riesco).
  • Defaticamento, raramente quando le bimbe dormono..


        Ma la domanda era? Tu fai ginnastica o tu vai in palestra?

Ah, la palestra?

A beh, allora no, palestra no, non ho tempo.

Ma la ginnastica non manca, no?

martedì 15 gennaio 2013

Va beh, prendiamola a ridere no?



Il tutto inizia venerdì sera. Il giorno dopo è sabato (quindi niente pediatri), il papà parte per gli States e arrivano i nonni.
Iniziamo a prepare la valigia al papà tutti insieme ed Eva accenna una tosse …strana, brutta.
Ma non mi devo preoccupare, non posso sempre andare al pronto soccorso per una tosse. Sono troppo ansiosa. No no. Questa volta non è nulla. Aspettiamo.
La notte passa agitata, ma la mattina non ha più nulla. Il papà all’alba parte e in giornata i nonni arrivano.
La sera arriva la febbre, 38.7 e la notte di nuovo agitata tra tosse brutta che le toglie il respiro.
Ma non mi devo preoccupare, non posso sempre andare al pronto soccorso per una tosse. Sono troppo ansiosa. No no. Questa volta non è nulla. Aspettiamo.
La mattina non ha più nulla. Febbre sparita. Solo questa tosse, ma solo se dorme.
Meglio. Aspettiamo.
E poi domani è lunedì, chiamerò la pediatra.

Finalmente lunedì porto la piccola dalla baby sitter (non aveva nulla a parte la tosse) e  chiamo la pediatra per fissare un controllo. Ok, appuntamento preso per le 17,20 della sera.
Nel frattempo il pomeriggio ritorna un po’ di febbriciattola, ma sempre sotto a 37.5.
Vado a prendre la piccola dalla tata, la preparo e andiamo dalla pediatra. La guarda, la trova bene. In fondo la piccola è molto vivace, idratata e mangia.
Poi le ascolta i polmoni e mi guarda: ‘Signora…la bimba ha broncopolmonite!!!’.

COSA??? Ma come? Non ha nulla, ha solo un po’ tosse!

Le consiglio un RX al torace per togliere il dubbio, ma si sente bene.
E qui inizia il calvario.

Prendo Eva la porto a casa dove c’è Diana ad aspettarmi con i nonni. Le spiego che andrò con Eva all’ospedale e che lei dovrà aspettarmi, che dovrà cenare con i nonni e se non torno, che farà anche la nanna con i nonni.
Preparo la borsa per la piccola e partiamo per il pronto soccorso.

La purtoppo la diagnosi è confermata, anche se devo dire che sono tutti meravigliati di come, nonstante la broncopolmonite, Eva sia vivace e mangi!
E fortunatamente satura bene l’ossigeno, quindi dopo un po’ d’insistenza ci mandano a casa con la cura, facendoci promettere che saremmo tornati al peggioramento dei sintomi (sperando che non ci sia!).

Diana nel frattempo è stata un angelo con i suoi nonni. Appena tornata a casa ha voluto vedere la sorellina e il resto della notte l’abbiamo passato tutte e tre (io Diana ed Eva) nel lettone di papà – tanto papà non c’è  J.

E per concludere questa fantastica avventura, quando finalmente riesco a prendere sonno, questa mattina sento un urlo.
Non capisco nulla, intontita dalla stanchezza e dalla notte, cerco di capire che successo, scendo frettolosamente dal letto pensando che sia caduta la bimba dalle scale ..ma così facendo schiaccio Eva nel letto che in ogni caso si era svegliata anche lei.
Il bastone storto dalla caduta..
Alla fine realizzo, vedo mia madre in penombra accasciata sulle scale che è fortunosamente caduta. Prendo la piccola e le vado incontro, nel frattempo arriva anche mio padre.
Insomma, alla fine della storia, mia mamma ha preso proprio una bella botta, mi ha piegato un ferro protettivo nella finestra delle scale, ha due grossi lividi (grossi) e molti dolori…e in tutto questo…Diana non si è neppure svegliata!!!

Va beh, prendiamola a ridere no? J



venerdì 11 gennaio 2013

Il mio terremoto sorridente!



Aiuto!!!
Vi ricordate la canzone di Carletto?

Carletto leva il nonno dell’ascensore,
Carletto leva il pesci dal frullatore,
Carletto di qua,
Carletto di là e questo non dice e questo non si fa!
(…)                                                      

Ecco, Eva è come Carletto.

Non so più cosa fare.
Le abbiamo provate tutte.
Urla, punizioni, con le buone, ho provato a far fare al papà (il maresciallo di casa!), nulla!
Con lei sembra che nulla abbia effetto.


Non pensavo che un pezzettino di bambina, tanto morbida e apparentemente indifesa potesse essere così inarrestabile, così testarda e imbloccabile.
 
E’ un moto perpetuo, non ferma mai.

Non faccio in tempo a girarmi che si sta lanciando dal divano, la prendo la metto giù e salta addosso alla sorellina come una delle più accanite tartarughe Ninja solo per abbracciarla (con il disappunto della sorella che ormai sfinita e incapace di difendersi, piange disperata).
La tolgo dalla sorella, la trovo in cucina 
che mi ha sbucciato e sparso su tutto il pavimento gli agli e e le cipolle.

La mando fuori dalla cucina, la trovo in sala seduta dentro il presepe a spostare tutti i personaggio o a mangiarsi la farina gialla usata per fare il deserto...

La tolgo dalla sala e la trovo davanti al mio pc che sta staccando i tasti dalla tastiera del pc, o mi sta togliendo i piatti dal tavolo o mi butta qualcosa giù dalle scale.

Se la sgrido o la punisco, mi guarda a ride senza ritegno.

Se per caso è in un’altra stanza e c’è silenzio, mi devo preoccupare seriamente. Starà svuotando una confezione di pannoloni o strappando tutte le pagine di un libro o colorando tutto tranne che un foglio di carta.

Se sono seduta e vuole farmi alzare e io mi rifiuto, arriva persino a mordermi!
E non toccatele il mangiare!!! Alrimenti altro che morsi! 


 Poi, all'improvviso, ti guarda e scappa correndo e urlando per casa e facendo dispetti a tutto e tutti.

E’ una vera e proprio teppista indisciplinata.
Però ogni marachella che fa (e ne fa tante), la fa con il sorriso sulle labbra.
Sempre.
Sempre sorridente.

Di sicuro è una bimba felice, ride sempre, ma che fatica per me, anzi per tutti noi!

Diana poveretta è la sua vittima preferita! (Anche se Eva in fondo la vuole solo abbracciare un po’ troppo e giocare con lei).
E il papà…mmm….lui lo vedo vicino all’esplosione!
Con Eva anche lui non riesce a trovare qualche mezzo educativo efficace.

Con Eva…abbassiamo le armi noi! Lei vince sempre.
Questo piccolo terremoto ci sta mettendo veramente alla prova.

Per fortuna, almeno, questo terremoto ci regala sempre dei sorrisi furbetti e maliziosi!











PS: Qui il testo della canzone Carletto di Corrado.
http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/carletto.htm