venerdì 18 dicembre 2015

Una sensazione unica

Mentre ti accarezzo i capelli
Mentre siamo al buio nella nostra cameretta
Mentre tu prendi ancora il mio latte dal mio seno
Mentre tu mi tieni a te con la tua manina
Mentre tu mi stringi
Mentre socchiudi gli occhietti rilassato
Mentre penso che questa è la cosa più bella del mondo
Mentre penso che questo legame solo una mamma lo può provare

Mentre penso ...

Penso che a breve tutto questo terminerà
Pensi che a breve crescerai
Penso che non provero' mai più questa sensazione dolcissima
Penso che solo una mamma possa capire di cosa parlo
Penso che sono fortunata
Molto fortunata

Ma per ora basta pensare,
 per ora continuo ad allattarti e tenerti stretto a me piccolo mio.

Ti amo cucciolo!


sabato 28 novembre 2015

Da donna in cArriera a donna in cOrriera



Da donna in cArriera a donna in cOrriera

(o come dice mio marito, da donna in giarrettiera a donna in canottiera).
Ok, dai, la corriera per ora non la uso ancora.
Ma anche la macchina la uso molto molto meno.
Ma una cosa è certa: la carriera l'ho abbandonata da un pezzo.

Mi alzavo al mattino e non potevo uscire di casa se non ero perfettamente truccata, scarpettina rigorosamente con tacco alto e sottile e tailleur rigorosamente nero (o poche variazione sul tema, al massimo qualche sfumatura dal grigio chiaro, grigio topo o blu). 
Solo in estate mi concedevo qualche pennellata di colore in più.
Comunque ero sempre perfetta.
Non andavo neppure al supermercato se non ero almeno truccata.
Mi infilavo in macchina, passavo la mia ora/ora e mezzo nel traffico di Milano ascoltando la radio o facendo qualche telefonata.
Arrivo in ufficio, pausa caffè con i colleghi, pranzo al ristorante seduta comodamente (va beh, qualche volta anche un misero panino davanti al pc lo ammetto),e la giornata passava tutta rinchiusa in quel grigio ufficio fino a tarda sera. Uscivo quando già era buio,e poi di nuovo la tortura del viaggio in macchina verso casa. 
Le giornate erano sempre tutte grigie ed uguali.
Sempre la stessa routine.

Adesso? 

La mattina faccio colazione con mio marito, metto la prima cosa che trovo, scarpe comode, felpone e porto la mia tribù a scuola.
Torno a casa con il piccolo, cerchiamo di fare le faccende domestiche e le commissioni varie, andiamo insieme a fare la spesa, a volte un caffè con le amiche al bar, mangio più o meno in piedi gli avanzi della sera prima quando sono sola e cerco di far mangiare un boccone anche al piccolo.
Poi riprendo le mie bimbe a scuola, le seguo nei compiti, le porto a danza, a fare sport, gioco con loro,a volte facciamo i biscotti, a volte ci guardiamo un film, a volte improvvisiamo, prepariamo la cena al papà.

Non ho più il trucco sul mio viso, 
Non ho i capelli perfetti e sistemati
Non pranzo più comodamente seduta al ristorante.

Ora sono un po' trasandata.
Ora mi faccio da mangiare.
Ora ... ho un sorriso nel cuore.

Non mi manca la vita di prima.

E se penso alla COrriera, penso che questa corriera fosse la corriera della mia vita.

Era la corriera che aspettavo da tempo, quella che mi serviva.

Era la mia fermata!
E l'ho presa. 
Non me la sono fatta scappare!

E sono sempre più convinta di aver fatto la scelta giusta per me, 
per noi.

Carpe diem!






lunedì 23 novembre 2015

La vera grotta di Babbo Natale, Ornavasso

Finalmente, dopo tanto averne sentito parlare, quest'anno abbiamo deciso di passare due giorni alla famosa Grotta di Babbo Natale, ad Ornavasso, sul Lago Maggiore.

I primi di Novembre prenotiamo Hotel e biglietti per la Grotta di Babbo Natale.

E già qui iniziano i primi 'intoppi'.
Il sito chiede "numero di persone"?
Rispondo "5".
Il sito chiede "bambini sotto i 3 anni"?
Rispondo "1".

Eseguo il pagamento e di fatto mi mandano la conferma per SEI (6) biglietti.
Cinque a pagamento e uno gratuito per Ettore.

Un totale di 6 biglietti??
Ma come?
Ho detto che eravamo in 5 e mi fanno 6 biglietti???

Provo a contattare la Grotta ma mi dicono che l'errore e mio e mi arrangio.

E va beh, facciamo che pago anche per Ettore per un errore che secondo me non è mio. Io, in fondo, ho detto 5 persone, non 6...ma secondo Babbo Natale "è colpa mia!!"

Va beh..

Finalmente arriva il venerdì sera, il giorno dopo si parte. Le bimbe sono molto eccitate.
Non vedono l'ora di andare da Babbo Natale!

Diana crede molto, Eva, nonostante sia più piccina è già un po' scettica. 
Ma entrambe hanno una voglia matta di fare questa gita.

Ma purtroppo qualcosa sembra remarci contro. 
La sera Diana inizia con una scarica di dissenteria dopo l'altra. Ettore vomita un paio di volte.
La notte la situazione peggiora, questa volta è il turno di Eva che vomita tutta la notte.
E la mattina dopo Eva continua...e Diana pure.

Ormai presi dallo sconforto stiamo quasi decidendo di annullare tutto.

Non possiamo partire in quello stato. 
Ma appena comunichiamo la cosa alle bimbe, il dramma. 
"Non andiamo da Babbo Natale???" 

Non piangono, ma il loro volto dice tanto, troppo. 
Ci restano malissimo.

Aspettiamo qualche ora e la cosa sembra stabilizzarsi. Eva non vomita più e Diana sembra a posto.
Dopo un breve consulto con il papà, cambiamo idea. decidiamo di provarci e partire.

In fondo l'Hotel e la grotta sono già pagati.
Male che vada, possiamo la notte in hotel e il giorno dopo torniamo.

Partiamo senza pranzare, non era il caso.

Strada libera, cielo sereno, le bimbe stranamente dormono. E pure Ettore tranquillo.
Arriviamo senza intoppi, per ora tutto tranquillo. 
Proviamo a farle mangiare un po, qualcosa di secco. Tutto bene.

Ok, sembra che le cose iniziano a migliorare.
Passiamo dall'hotel, prendiamo i biglietti e ci dirigiamo ad Ornavasso.

Arriviamo, parcheggiamo e facciamo i biglietti per il trenino (5 euro gli adulti e 3 i bambini - tutti). 
Per andare su è abbastanza necessario. 
Certo, se volete potete anche salire a piedi, ma è lunghina e ripida.
Il trenino è decisamente più comodo.

Arriviamo su e iniziamo ad incontrare i famosissimi Twergi.
Uno di questi ci indica il percorso per vedere gli animali.

Con il passeggino è un po' problematico, ma ce la facciamo.
Nella zona dove doveva esserci il cammello non c'è nulla.
Però vediamo due maialini, un Lama, una civetta, un'aquila, un asino, una mucca, dei daini e delle bellissime civette delle nevi!

Le bimbe sono felicissime.

Siamo proprio in mezzo ad un bosco, tutto naturale. 
Non fa troppo freddo.

Raggiungiamo il villaggio.
Questo un po' mi delude. Me, non loro, ovviamente.
C'è una giostra che rappresenta la slitta. In pratica il bruco mela travestito a pagamento.
L'aera del circo è molto molto ridotta.
I bambini entrano tutti accalcati e seduti a terra. Lo spettacolo...ai bimbi piace. Io, anche qui mi aspettavo di più.
Dura una venti/trenta minuti con Winnie Pooh, Super Mario ed Elsa.
I laboratori tanto pubblicizzati non li ho visti. 
I mercatini sono qualche capannetta con tipici prodotti del posto, formaggi, salumi, torte e fritelle.
E la fabbrica dei giocattoli?
Una giostra che fa rumore dove i bambini devono schiacciare i bottoni e si accendono le luci.

Ormai arriva la sera, decidiamo di tornare all'Hotel, la visita alla grotta vera e propria è pianificata per il giorno dopo.

Fortunatamente tutti i virus sembrano averci abbandonato e la mattina dopo la colazione torniamo ad Ornavasso.

Altro biglietto del trenino e saliamo.
Facciamo un ulteriore giretto e passeggiata, mangiamo qualcosa sul posto.
Ecco, a livello di bar e posti caldi attrezzati, devo dire che non manca nulla.
Sorvolerei sui bagni... consiglio? Bevete poco e resistete fino a sera :)

E finalmente arriva l'ora di andare alla vera grotta!

Saliamo un percorso fatto di scalini e sentieri nel bosco non molto lungo.
Ai lati si intravedono qualche scoiattolino che ci accompagna, lanterne colorate e disegni di gnomi, fate e folletti.
I tronchi tutti camuffati con buffi nasi e cappelli.

Arriviamo e iniziamo a metterci in coda.
La visita è prenotata alle 14.15. Alle 15.00 ancora non siamo entrati.
Prima ci danno i berretti e nell'attesa ci offrono del the.
Ettore purtroppo non ama attendere molto e inizia a strillare a più non posso.
Non c'è verso di calmarlo tant'è che alla fine il papà abbandona la fila e rinuncia alla visita con il piccolo.

Finalmente entriamo.
Una twergi ci spiega che entreremo e poi dovremmo di nuovo attendere una ventina di minuti prima di andare da Babbo Natale.
La grotta è carina. E' una cava, umida e fredda, ma molto suggestiva e carina.
Dopo neppure cinque minuti ci fermiamo e attendiamo.

Per le bimbe l'attesa è lunghissima. Il caschetto le irrita. E la coda pure.
Ma finalmente è il nostro turno.
SI apre il tendone ed entriamo nella sala grande.
Una bella sala in pietra illuminata ed addobbata ad arte.
E ...magia! Finalmente arriva Babbo Natale!

La bambine ormai hanno raggiunto il loro scopo!
Facciamo di nuovo la fila per andarlo a salutare, e dopo un attimo, una foto veloce (rigorosamente fatta da loro e vietata a noi!) e tutto è finito.

Che dire?

Bello?
Ok, lo ammetto, a me ha deluso.
Il villaggio me lo aspettavo meglio, mi aspettavo più attività per bambini, mi aspettavo qualcosa di diverso.

Dal punto di visto del bambino ha deluso?
Credo proprio di no!
Ma le bimbe si divertono un sacco. 
E pure Ettore ha passato quasi mezz'ora a schiacciare quei bottoni nella fabbrica!!




















giovedì 12 novembre 2015

Ettore e l'età della ragione

Ettore e l'età della ragione
Ebbene si, ok, non possiamo proprio parlare dell'età della ragione ad un anno, ma è indubbio che inizi a capire.

"Ettore, mi porti il pinguino? Non l'orsetto."
Si china, prende il giusto peluche e me lo porta.

"E l'orsetto invece portalo a Diana."
Mi sorride, lascia il pinguino, prende l'orsetto e lo porta alla sorella.

E già, inizia a comprendere molte istruzioni base, ma le capisce bene!!!
Comandi semplici.

Ettore mi prendi l'aspirapolvere?
E con tutta la sua forza prova ad alzarlo e ad accenderlo.

Dove sono le sorelline? 
E si dirige in camera loro.
Vieni che ti cambio il pannolino!
E inizia a toglierselo.

Insomma, pare proprio che capisca!
E questo, come dire, potrebbe essere un problema.

Già, perché il papà ha minacciato che, finché tu non capisci, ti lascia fare: tutti i tuoi capricci, i tuoi pianti, le tue urla.
Ma da quando inizierai a capire, inizieranno le regole più severe anche per te!

Ok, io non glielo dico a papà, tu intanto, con lui, fai il finto tonto!!!
MI raccomando ;)




sabato 10 ottobre 2015

Una brutta malattia chiamata Alzhaimer

Lei, una signora d'altri tempi, alta, che sta sempre al suo posto.
Apparentemente una donna curata. Capelli raccolti, grigio argento.
Non si fa notare. Non è invadente.
Attilia, hai uno specchietto? Mi devo sistemare le forcine”.
“Eccolo Dorita.”

Si scioglie i capelli, molto lunghi. E un po' malconci.

Prende la forcina, mi guarda e mi dice: " Attilia, hai uno specchietto? "
“Dorita, eccolo. Gliel'ho appena dato”.
"No, no. Non me l'hai dato."
Glielo porgo nuovamente.
Lo prende lo appoggia sul lavabo, prende la forcina, mi guarda e mi dice
"Attilia, hai uno specchietto?"
"Eccolo Dorita, prenda la forcina, lo tengo io, così la aiuto."
E così ancora due o tre volte.
Non ricorda.
Eppure sa chi sono io, sa dov'è, sa chi è lei.
Ma come il pesciolino Dory nel film "alla ricerca di Nemo" non ricorda le cose appena dette o fatte.
Ieri più volte in macchina con mio marito mentre li portava a casa nostra chiedeva.. Ma, dove stiamo andando? Perché?
Prende gli oggetti e li nasconde, fa le cose e le nega.
In modo del tutto inconsapevole.


Ma poi basta nominarle la parola aiuto e s'infuria!
Io non ho bisogno di nessuno Attilia. Pensa che mio figlio mi ha mandato quella signora con la valigia e voleva stare a casa nostra! L'ho mandata via!”
Io non voglio nessuno a casa, sto bene, non ho bisogno di nessuno!”

E poi c'è lui. Ex maresciallo dell'Aeronautica oggi ridotto carne e ossa, la faccia scavata e segnata dal tempo e la malattia. Cammina un po' a fatica.
Camicia stappata, e un aspetto triste. Non accetta la malattia.
Lui oltre alla memoria è anche diabetico.

Come lei non ricorda, ma lui reagisce. Si innervosisce, di arrabbia. Ha un brutto carattere.
È difficile non dargli da mangiare quello che non può mangiare, vuole il pane e non capisce perché non può averlo.
Dobbiamo fare l'insulina e chiede come mai "io non l'ho mai fatta, sicura che devo farla?"

"Michele, si, ormai sono mesi che ne fa tre al giorno"
“Ma ser sicura, vero?”
E poi diventa nervoso, vuole andare a bar, vuole andare a giocare, a buttare soldi per occupare il tempo, forse.


Questa purtuppo è la malattia, una brutta malattia chiamata Alzhaimer, combinata con la vecchiaia, con il diabete, con il gioco, con l'insofferenza.


Un brutto mix.
Rifiutano ogni aiuto.
Qualsiasi tipo.


Già, come si possono aiutare due persone che rifiutano l'aiuto?
Molti mi dicono “li devi mettere in una struttura”.Già, peccato che non posso obbligarli.
E anche se potessi obbligarli, come starebbere se la loro volontà non è quella?
Come si possono aiutare davvero? Come?






lunedì 28 settembre 2015

La vita è una ruota...



Si sa
la vita è una ruota. 
E prima o poi si invecchia. 
E si ritorna bambini.
E si ha bisogno di cure.
E come i bambini, si fanno i capricci.

E sta quindi ai figli prendersi cura di loro.
Loro ci hanno cresciuto e questo è il minimo.

E non ci si prende cura di loro solo quando possiamo trarne noi un vantaggio.
Non ci si prende cura di loro solo quando loro ti curano i figli, o ti fanno da mangiare, o ti fanno da baby sitter, o ti rimboccano le coperte, o fanno i nonni full time.

Perché molti nonni fanno questo. 

E non lo fanno perché vogliono qualcosa in cambio.
Lo fanno perché il loro è un amore incondizionato.

E quando invece sono loro ad aver bisogno...che tristezza vedere che un figlio o una figlia se ne lava le mani. 

Sentirti dire "io a loro non devo nulla, io ho la mia vita!"
E molto altro.

Si può chiamare figlia una persona così?
Si può rimanere basiti a vedere una persona che non poteva fare a meno di loro finché ne traeva vantaggio e adesso ... quasi abbandonarli?

Fanno male queste cose.

Io sono sempre stata un po' fredda con i rapporti parentali, lo ammetto.

Ma sono certa che ne io, né mio fratello, MAI abbandoneremo i nostri genitori. Mai.

Ne sono certa..  e ora, non abbandoneremo neppure loro.

giovedì 10 settembre 2015

Il mio piccolo piangione!

Ebbene si, ogni figlio è a se, ogni figlio è una nuova esperienza pronto ad insegnarti qualcosa e farti vivere nuove emozioni.

E questa volta parliamo un po dell'ultimo arrivato, del pascià di casa, di Ettore.

Ecco appunto. Ettore.
Il suo papà da quando è nato lo ha definito un ... va beh, sorvoliamo!

Qual è il punto? Piange.
Beh, tutti i bambini piangono, no?
Ne ho già avuti due prima di lui, sarò abituata al pianto di un bambino.
No. Non così.

Ettore piange.
Piange. Piange.

Fa capricci, strilla, si dimena, urla e piange.
Piange e non dorme.
Si arrabbia, si innervosisce e piange.

Ettore piange.
E non per dolore.
Piange... forse per noia?
Piange perché non riesce ad esprimersi.
Piange perché lo lascio in terra, piange perché lo tengo braccio.
Piange perché gli faccio il bagno.
Piange perché lo metto in macchina.
Piange perché gli do da mangiare.
Piange perché vuole prendere l'aspirapolvere.
Piange perché non riesce a sollevare l'aspirapolvere.
Piange perché non riesce ad afferrare qualcosa.

E questo solo in casa.
Basta portarlo fuori nel passeggino e non ha più nulla.

Ma non posso certo stare sempre a passeggio dalla mattina alla sera.

Quando era piccolo, la gente diceva 'sono le colichette'.
Poi il turno dei 'dentini'.
Ora perchè non riesce ad esprimersi, e così via.

... di fatto piange e non dorme.

Tempo fa, mi avessero detto 'il mio bimbo piange troppo' avrei risposto 'anche le mie'.
Ora invece ho capito cosa vuol dire 'piange troppo'.
Ora, se le confronto con le sorelle, devo dire che le altre non piangevano affatto.
O meglio, piangevano ma come due bimbe normali.

Diana, avrà avuto i suoi difetti, troppo mammona, troppo attaccata a me. Ma bastava che la prendessi in braccio o la mettessi al seno, e tutto passava.
Magari non potevo fare nulla senza di lei, ma almeno, con lei in braccio, non piangeva.
Si calmava.

Eva, l'opposto. Non voleva stare in braccio. Neppure per dormire o per il latte.
A lei bastava metterla giù e darle qualcosa da smontare o distruggere e lei si distraeva.
Ecco con lei ...mi dovevo preoccupare quando non la sentivo perchè sicuramente mi stava combinando qualche danno.

Ma Ettore no.
Non si calma in braccio.
Non si calma in terra.
Non mi posso allontanare. Se gli dico dico o non gli do quello che lui indica o pretende, sono pianti.
Piange e si dimena come un serpentello.
Sguscia via, si butta per terra.
E anche se lo accontento si calma per un minuto e poi cambia il suo interessa e ricomincia a piangere.

E se si addormenta? Si sveglia strillando.

Forse non sbaglia quando il suo papà lo definisce un ... (sorvoliamo ancora!).

E proprio oggi, mentre aspettavamo che il papà uscisse da un piccolo intervento, quando lui stava per salutarlo nel solito modo,  il piccolo Ettore l'ha guardato e per la prima volta ha esclamato a gran voce: PAPA'!!!

Bello il mio topo piangione!




PS: Questo post non è una ricerca di soluzioni. Non voglio gocce miracolose, il bimbo non è malato, non voglio consigli. E' così e mi sta benissimo così :)
E' solo uno sfogo simpatico!

venerdì 4 settembre 2015

Come posso aiutarti, piccola principessa?




Tra pochi giorni ricomincerà la scuola.
La mia principessa ormai inizierà la seconda elementare.

Ricordo che quando ero bambina io ero già frenetica ed eccitata.

A me piaceva la scuola, l'odore dei libri, le matite nuove.
Era come andare in vacanza di nuovo.

E anche i compiti delle vacanze, mi divertivano. 
Li facevo come fossero un gioco.

E ho sempre pensato che quando avrei avuto dei figli mi sarei divertita un mondo a farli con loro.

Ma si sa, dalle aspettative alla realtà c'è sempre un margine d'errore che può essere più o meno grande.
E così è stato.

Non che non sia divertente fare i compiti con lei, ma è faticoso.

Il primo anno di scuola è passato tra difficoltà più o meno evidenti, alternando periodi di entusiasmo a perdio di di apatia totale.
Dopo un primo periodo di freneticità ed ebrezza, siamo passati ad un periodo di noia e svogliatezza. 
Poco interessa, poca voglia.

Inizialmente ho pensato che non le piacessero i lavori ripetitivi (non so se vi ricordate in prima quanto posso essere noioso fare righe e righe di lettere uguali!), ma è il suo compito, doveva farli.

Ma anche finiti questi doveri, anche quando la materia si è un po sviluppata verso attività più interessanti ed impegnative, non è che siano riusciti a catturare molto il suo interesse.

Passa ora a guardare dalla finestre o guardarsi i capelli, incantata nel suo mondo a riflettere su non so cosa.

Siamo riusciti anche a prendere una nota in prima elementare perché dopo oltre due ore si è rifiutata di fare il compito assegnatole.
O meglio, non è che si è rifiutata facendo scenate.. non l'ha fatto.
E' stata seduta con la matita in mando contemplandola in ogni suo aspetto con il foglio stropicciato di fronte a lei.

E se le chiedi perchè?
Sempre quella odiosa risposta... "Non lo so... ".

Durante tutto l'anno si è rifiutata di copiare dalla lavagna.
E se le chiedi perchè?
Sempre quella odiosa risposta... "Non lo so... ".

Con un po' d'insistenza è arrivata a dirmi che le si confondono le righe, ma dalla visita oculista non è emerso nulla.

E questa estate la tortura è continuata con i compiti delle vacanze.
Se la pagina le piaceva, pochi minuti.
Se la pagine non le andava, tragedie. Spesso abbandonavo io sfinita dopo inutili e ripetute scenate.
Ho provato con le buone, con il premio, con la sfida, con la punizione. Nulla.

Ieri alla fine ho insistito per farle fare una pagina d'Italiano.
Ormai gliene mancano poche per finire quel libro.
Tre ore per convincerla ad iniziare. Pianti e urla. Scenate isteriche.
"Non voglio leggere, non mi piace leggere!"

E alla fine, dopo tre ore e varie insistenze, sedendomi con lei, in 15 minuti l'ha fatta.

Ma come fare a farle apprezzare la lettura?
Come fare a farle capire i suoi dovere?
Come fare a farla scendere sulla terra e uscire ogni tanto dal suo mondo fatato?

Non voglio farle odiare la scuola.
Non voglio trasformare i compiti in una tortura.

Piccola principessa sensibile, come posso aiutarti?
A pochi giorni dal nuovo inizio... come posso aiutarti?

lunedì 13 luglio 2015

Oggi sono diventata Mamma full time.




La mattina è iniziata come tante altre.
Ettore nel lettone che all'alba è già sveglio per cercare l'ennesima consolazione al seno. 
La luce che inizia ad entrare nelle camere.
Il ventilatore ancora acceso che tenta di rinfrescarci un po.
Le bimbe e Massy dormono ancora.

Oggi è una giornata un po' particolare.

Nulla di che, ma da oggi, per me inizia una nuova avventura.

Dopo poco suona la sveglia.
Scendiamo a far colazione con il piccolo, poi svegliamo le bimbe, ci prepariamo e andiamo. 
Svegliarle non è semplice: Eva non vuole andare, Diana ha mal d'orecchio, Ettore piange. Insomma qualche capriccio mattutino, solita amministrazione.

Porto i bimbi dalla tata. 

E mi avvio a Milano, all'ufficio di San Babila.
Una cosa veloce, avevamo già firmato tutto.
Devo solo riconsegnare pc e telefono.

Provo un po' di amarezza per un part time mai concesso, ma sono serena.
 Consapevole della scelta fatta e ora, finalmente serena.

Fatto. 
Tutto finito. Sono libera. 
Esatto, mi sento libera.


Esco dall'ufficio e mi faccio due passi al Duomo. 
Ha sempre il suo fascino.
Non capisco cosa provo. 
Sono un po' confusa.

Ma di fatto oggi si è conclusa una parte importante della mia vita.

O meglio, oggi è iniziata una parte importante della mia vita, una nuova avventura.

Oggi sono diventata Mamma full time.

giovedì 4 giugno 2015

… a breve sarò SOLO UNA MAMMA

La scelta si avvicina.

Non è una scelta a cuor leggero.
Ma forse una scelta indispensabile per la mia vita.
Con un po’ di amarezza nel cuore scrivo queste parole.

Ho iniziato questo blog con un post intitolato ‘in bilico, al bivo’.
Ora, dopo qualche anno, il bivio si avvicina sempre di più.

Quante volte ho passato la notte sveglia a pensarci.

Ma questa volta non si tratta di scegliere tra un lavoro certo e un esperienza in proprio.
Si tratta di scegliere tra un lavoro e la mia famiglia.

La decisione ormai è presa.
Manca solo una data da fissare, ma come disse qualcuno….’ Il dado è tratto!’ (cit. Giulio Cesare)

Questa scelta, anche se da fuori può essere banalizzata con un ‘beata te che te lo puoi permettere’, non è  così leggera.
Non è leggera né econicamente, né emotivamente.

Da fuori in effetti la gente potrà intenderla così.
Se lasci un lavoro è perché te lo puoi permettere. Nulla di più.
Ma non è solo questo.

Se il lavoro ti uccide dentro, allora io credo che sia meglio mollare per continuare a vivere.

E’ una scelta che mi cambierà profondamente la vita.
E’ una scelta che comporterà rinunce, sacrifici e forse qualche difficoltà.
E’ una scelta che forse deluderà anche i miei genitori che mi hanno permesso di laurearmi e di raggiungere tutto questo.
Ma spero che anche loro capiscano.

Ma forse, questa scelta, mi poterà un po’ di serenità, sia a me che alla mia famiglia.
L’amarezza di questo momento sarà colmata di gioia per la felicità di poter crescere i miei figli.
Ne sono certa.

Il lavoro ultimamente mi logorava, mi stava facendo ammalare.

Le mie bimbe crescevano e io non ero con loro. Le portavo al mattino e le riprendevo a cena.
Le mie bimbe non volevano venire a casa con me, volevano stare dalla tata.
E questo, per quanto mi facesse capire come la tata le trattasse bene, a me faceva male.

Io ero sempre nervosa, sul lavoro la situazione era complicata e ne risentiva in modo significativo sia la mia salute che la mia produttività.
Attacchi di panico, ansia, gastriti, rifiuto del cibo e molto altro.
Troppo semplice dire ‘te lo puoi permettere’.

E’ vero, me lo posso ANCHE permettere, forse.
Almeno spero.

Perché fin’ora io e mio marito abbiamo costruito tanto insieme.
Tutto quello che abbiamo ce lo siamo costruiti da soli, con il nostro lavoro e il nostro essere prudenti e parsimoniosi. E forse anche un po’ ansiosi.
E lo ammetto, anche con un po’ di fortuna.

Vengo da una famiglia dove mi hanno insegnato il valore del lavoro.
Dove in casa i soldi non bastavano mai.  
E non voglio dare altri dettagli, ormai è passato. 
Ma i miei non si sono mai arresi, hanno lottato e ce l’hanno fatta.
E forse è anche il caso di dirgli GRAZIE per quanto hanno fatto.

I miei genitori non sono certo risparmiati per farmi studiare.
Hanno lavorato sabati e domeniche, anche sotto il sole cocente o sotto la pioggia.
Mio padre si spaccava la schiena.
E anche mia madre ha sempre lavorato molto e senza risparmiarsi.
Io però almeno avevo la fortuna di avere i nonni e cugini vicini.
I miei bimbi.
Non hanno nessuno qui, a parte me e mio marito.

E io non me la sento di lasciarli, non me la sento di non crescerli o crescerli solo come ‘spettatrice’, perdendomi i loro momenti migliori.

Ho bisogno di loro.
Loro sono la mia vita, la mia cura.

Ribadisco, sono io che ho bisogno di loro. Loro probabilmente crescerebbero comunque anche senza di me.

Conosco il valore dei soldi e della fatica e questa decisione mi costa fatica. Non sto lasciando a cuor leggero.
Anzi, forse in questi periodi mi vergogno anche a dire che ho intenzione di mollare, di licenziarmi.

Per alcuni ho fallito, ho perso, ho mollato.
Per me non è una sconfitta. E’ una presa di coscienza.
E’ una cura per la serenità mia e della mia famiglia.

Sapete la cosa che mi fa più arrabbiare?
E’ che se avessi la possibilità di avere almeno un part-time, non avrei dubbi.

E quindi … a breve sarò SOLO UNA MAMMA J  …felice

martedì 26 maggio 2015

Un piccola creatura fantastica!



Questo è per te.
Per la mia piccola teppista.
Per il mio piccolo vulcano.
Per il mio moto perpetuo.

Tu che non ti fermi mai.
Non puoi stare ferma, non puoi stare seduta senza saltellare.

Una volta ti ho sgridata e ti ho chiesto di stare ferma pochi minuti.
Dopo neppure uno ti sei messa a piangere e mi hai guardata con due occhietti tristi dicendomi 
'Mamma non ci riesco. Non riesco a stare ferma'.

Tu sei così. 

Sei in continuo movimeto, 
Sei energia pura.

E sempre, sempre, sempre sorridente.


Anche quando stai male.
Anche quando ti fai male.
Anche quando combini danni.

Tu sorridi sempre. 

E nonostante la tua corazza apparente, dimostri una sensibilità fuori dal comune.

Soffri se tua sorella non ti da il bacino quando va a scuola.
Ti offendi se ti rimprovero.
Ti affliggi se ti chiedo di stare lontana da tuo fratello.

Sei un piccolo furetto furbo e dolce.

Oggi ho fatto il colloquio con le tue maestre, e mi hanno confermato tutto.

Anzi, hanno aggiunto che sei instancabile ed estremamente socievole.

Ma anche che ... 
... hai poco rispetto per le autorità.

Non ti accontenti di una risposta.
Vuoi e pretendi spiegazioni.

Ma tu sei così.

Un piccola creatura fantastica!

Vero, piccola Eva?

venerdì 22 maggio 2015

Mi ricorderò di tutto questo?

Oggi osservavo Ettore.
Osservavo i suoi primi goffi approcci al gattonamento.
Piano piano.  Muove le manine in avanti, poi dondola il culetto e …osp! Saltella in avanti e poi frana a faccia in giù!
Che buffo!

Ricordo che anche Diana dopo un primo approccio insicuro e tutto suo, con una gamba piegata all’interno, era partita prestissimo, a soli sette mesi.
Eva invece fin da piccola ha mostrato il suo carattere. Intorno ai sette mesi e mezzo si è guardata intorno ed è subito partita senza timori a quattro zampe a sgattaiolare per tutta la casa.

Chissà se tra qualche anno mi ricorderò ancora di tutto questo.

Mi ricorderò tra qualche anno di questi momenti?
MI ricorderò quando sarò vecchia di quel tuo musetto imbronciato, la testa inclinata e tu che ti giri e mi dai le spalle per poi tornare e abbracciarmi?
MI ricorderò di quando tu piccoletto con la tua manina mi dai le pacche contro il mio seno mentre succhi dolcemente il mio latte.
Oppure quando mi mordi con il tuo mezzo dentino lasciandomi il segno.
Mi ricorderò di quando uscita da scuola mi corri incontro per dirmi che la maestra di ha dato una nota di merito e tu sei tutta felice e paonazza, quasi come fosse Natale?
Oppure quando mi abbracci prima di dormire e per dirmi che mi vuoi bene anche se sgrido?

Mi ricorderò dei vostri capricci? Delle vostre urla? Dei vostri abbracci?

Il tempo passa.

Già ricordo a malapena i vostri primi bagnetti.
Diana appena toccava l’acqua urlava disperata, Eva ed Ettore invece iniziavano ad agitarsi e sbattere le manine per fare tanti schizzi.
E quanti sorrisi.

Ricordo con difficoltà quando tu Diana iniziasti a parlare, con le tue paroline storpiate.
E tu Eva, lo ammetto, hai iniziato molto tardi a parlare. Erano parole in libertà …ma ora chi ti ferma più!
Per te Ettore è presto, tu sei ancora al Ma MMa Ma… Bu Bu o urletti vari.
E quando ti arrabbi urli forte e chiudi i pugni stizzito!

Mi ricorderò di quando mi sdraio per terra e voi vi buttate addosso a me?
O sulla schiena di papà!
O di quando giocate insieme oppure quando litigate  per un giochino come se fosse la vostra unica ragione di vita!

Ora siete tutti e tre insieme sul tappeto in sala, a giocare. Ettore tenta di muoversi e tira i capelli ad Eva. Eva lo tortura. Diana supervisiona amorevolmente mentre si guarda i suoi cartoni.

Il tempo passa.
Ed ora  siete già cresciuti!
Tu Diana, sei già a scuola, Eva è una piccola super donnina dal carattere forte ma con un animo dolcissimo ed Ettore è un piccolo principino paccioccoso.

Mi ricorederò di tutto questo?

Come posso permettere al tempo di non cancellare questi momenti speciali?

giovedì 21 maggio 2015

Ma come è successo? Dimmi quando… non me ne sono accorta.

Come si acquista l’indipendenza?
Non lo so.
Non lo so qual è il meccanismo che ci rendi autonomi e ci rende indipendenti.
Liberi.
Non lo so.

Oggi ti ho visto salire su quel pullman con le tue amichette,  felice.

Per la prima volta da quando sei nata, quasi, ti dimenticavi di darmi il tuo bacetto.

Eri entusiasta.

Non importava se pioveva, se faceva freddo. 
Eri felice.

Hai solo sei anni e stai già diventando grande. Troppo.

E stai diventando indipendente.

Proprio tu, che non ti stacchi mai da me.
Proprio tu che sei sempre stata timida e riservata.

Ora stai tirando fuori il carattere. 
Ora stai crescendo.

E’ vero, di traguardi ne hai già raggiunti molti.
Hai imparato a gattonare, a parlare, a camminare.
Hai imparato a sorridere, a fare un sorrisetto furbo al bisogno.
Hai imparato a leggere, hai imparato a vivere.

E ora? 
E ora sei cresciuta.

Ma come è successo? Dimmi quando… non me ne sono accorta.

Brava cucciola mia.

martedì 5 maggio 2015

Non è posto per donne. O meglio, non è posto per mamme.

Febbraio 2013

Non è posto per donne
O meglio, non è posto per mamme.
Ci sforziamo ogni giorno di combattere per mantenere il lavoro, ci proviamo, leviamo tempo e affetto ai nostri figli e per cosa?
Per combattere continuamente con una società perversa, che non ti permette di conciliare le due cose.
E’ inutile.
E’ una battaglia persa.
Non puoi essere madre e lavorare in una società competitiva.
Lo scrivo oggi, quando mi viene chiesto di fare delle call di allineamento settimanale alle 20.00 di sera, quando io sono (o dovrei essere) a casa con le mie bimbe.
Lo scrivo oggi che leggo un’articolo di Mkinsey che dice che vuole rivalutare l’assunzione di madri da lei stessa cacciate per non perdere il capitale umano (http://27esimaora.corriere.it/articolo/la-corsa-a-riassumere-le-donne-lasciate-a-casa-per-la-maternita/#more-9752).
Pensarci prima, no?
Lo scrivo oggi perché la mattina le mie figlie piangono perché vado al lavoro o solo perché vorrebbero almeno che riuscissi ad avere tempo per cenare con loro o per andarle a prendere qualche volta all’asilo.
Chiedo troppo, vero?
Perché per tenermi questo stramaledetto lavoro devo sacrificare la mia vita di madre e la loro gioia di passare un po’ di tempo con me?
Perché se non si lavora 10/12/14 ore al giorno si viene considerati nullafacenti? Ci sono persone che stanno in ufficio tutto questo tempo e sono meno efficienti di altre che ci stanno solo 6 ore ma che lavorano con passione.
Questo sfogo oggi è incontenibile.
Non so quanto riuscirò a resistere ancora.
Tutti ti dicono: ‘tieniti il lavoro, i figli crescono, poi te ne pentirai’.
Siamo sicuri? I figli crescono e io mi pentirò di non aver dedicato a loro abbastanza tempo, di non essere stata una mamma presente, di aver visto la tristezza nei loro occhi.