sabato 8 dicembre 2012

La pecora nera


La diversità è normale.
 
Diana gioca con il suo peluche, una  pecora nera.
 
'Mamma queste sono le sue mani?'
'No, amore, la pecora non ha mani. Lei ha quattro zampe.'
'Ma io ho le mani, mamma.'
'Si amore, ma tu sei una persona, hai due mani e due piedi e cammini dritta.'
'Lei è un'animale, ha quattro zampe e le usa tutte per camminare.'
 
E qui scoppia a piangere. 'Ma io voglio che la pecora sia come me!'
 
'Amore, ma che t'importa se è uguale è te?
A te piace così?'
'Si', risponde Diana.
 
'E allora, cosa ti importa se è diversa da te?'

 
'In fondo il papà non è diverso dalla mamma? Eppure a me il papà piace com'è. Tu sei diversa dalla mamma? Eppure mi piaci così.'
 
Il diverso nella vita è solo la nomalità.
 
Sta a noi trovare in ogni cosa, persona, essere vivente le cose che ci piacciono e ci emozionano, e poi lascia stare l'aspetto che queste cose hanno...il diverso..è la normalità.

Spero che un giorno amore capirai il significato di queste parole!

mercoledì 5 dicembre 2012

Come la fenice


Giorni d’attesa snervante.
Aspettando una telefonata.
Lui sempre sereno.

E finalmente, dopo poco più di due mesi,
proprio come una fenice,
risorge dalle ceneri e riparte alla grande!

lunedì 26 novembre 2012

Il difficile compito


 
Che fare il genitore sarebbe stato un difficile compito lo immaginavo e ora ne ho quasi la certezza.

Le piccole crescono e inizio a farmi le prime domande importanti: 
  • la scuola dove va è quella adatta a lei?
  • le dovrei far fare qualche attività?
  • le bimbe saranno felici?
  • cosa vorranno fare da grandi?
  •  riuscirò a renderle felici e realizzate?
  • ...
 
Chissà...
 
Si sente spesso di ragazzi o adulti che si lamentano dei genitori che hanno avuto, del fatto che non hanno ricevuto abbastanza amore o che, secondo loro, non hanno saputo fare bene il loro 'compito'. 
Si legge di storie di ragazzini abbandonati, segregati, oppressi, incompresi, non amati, amati troppo o amati nel modo sbagliato.
 
Ma, come si fa ad esser un buon genitore? 
Credo che a questa domanda nessuno mi possa rispondere.
 
Come si fa a dare loro amore per non farli piangere e, allo stesso modo, imporsi per dar loro un po' d'educazione e qualche regola?
 
Dov'è il giusto compresso?
 
Chissà...
 
Saremo in grado di passare l'amore che proviamo per i nostri figli a loro stessi? O comunque quello che faremo, sarà in qualche modo sbagliato?
 
Chissà...
 
Già, non è affatto facile.
 
Io e mio marito siamo veramente opposti. Discutiamo quasi ogni giorno sul modo di educare, sul modo di amare.
Lui super rigido, io super tenera. Lui a modo suo, io a modo mio. Poi, a volte poi si scopre che ha ragione lui, a volte io.
 
Ma i bimbi? 

Loro che possono fare se noi sbagliamo? 
Sono le nostre piccole 'cavie' su cui noi sperimentiamo il nostro ruolo di genitori? E se falliamo? Che succede se non riusciamo bene in questo difficile compito?

Piccole mie, aiutatemi a rendermi questo compito un po' più semplice, nel dubbio, io ve lo ricordo ogni giorno...vi amo cucciole!
 
PS: Uff...mamma, babbo, comincio a capirvi!

martedì 20 novembre 2012

Eva e la TV


E beh, pensavo con la seconda di rivivere le stesse esperienze già fatte con la prima.
Mi aspettavo qualche cambiamento, ma più che altro legato alla mia maggiore esperienza con i bambini.

Invece no.
Non è così.
La piccola mi spiazza ogni volta.

E come se fossi diventata mamma per la prima volta, una seconda volta. (Un po’ contorto, ma rende l’idea, vero?)

E’ proprio vero che ogni bambino è a se!

In questo momento mi riferisco al rapporto bambino – oggetti rappresentati in tv.

Diana (la primogenita) non ne è mai stata attratta più di tanto, solo ultimamente (negli ultimi 6-7 mesi) si incanta davanti ad alcuni cartoni, ma non tutti.
Li osserva e li impara, piange se vede una scena troppo ‘vivace’ ma in generale è come ipnotizzata ad assorbire quello che le viene passato dal cartone del momento.

La piccola Eva invece ha davvero un rapporto ‘Interattivo’ con la TV.

La parola ‘interattiva’ è proprio quella che volevo.
Quando la TV si accende, lei si agita tutta. Se sente la musica inizia a ballare, se vede un gatto inizia a chiamarlo, se vede una mucca ne imita il verso.
Se  vede in TV un gelato, scende dal divano, corre verso la TV e tenta di prenderlo (o peggio, tenta di leccarlo!!!). Oppure da’ i bacini a George, il fratellino maialino di Peppa Pig lasciando sul monitor quella bavetta umettata a forma della sua piccola boccuccia.

Cioè, sembra non capire che la cosa non è lì fisicamente, ma ne è solo una rappresentazione.
Per lei, quella è una realtà. (E la mia televisione ormai uno schifo…)


E non è facile spiegarle che il gelato non lo può togliere dallo schermo! 

lunedì 12 novembre 2012

Un’altra notte qualunque.



Ma non miglioravano le cose crescendo?
Tutti mi dicevano, vedrai che crescendo il sonno si regolarizza.
E’ solo quando sono piccini che si svegliano la notte.


Ma siamo così sicuri? Mah! non ne sono mica così convinta.
La piccola non ha mai avuto problemi di sonno, dorme tutta la notte, anche se sta male. Da quando ha due mesi!
Ma il sonno della grande è ancora piuttosto ‘complicato’ e turbolento.
 
Ecco una serata tipica (per la precisone quella appena trascorsa!)

Ore 21.30:
Porto a letto Eva, le do il ciuccio. Bacino a papà, bacino alla sorella, la metto nel suo lettino, qualche coccola, spengo la luce e scendo. Il mio terremotino si addormenta da sola, nella sua cameretta!

Ore 21.40:
‘Diana è ora di dormire, basta giocare con il ditino (il tablet!! – lei lo chiama il gioca del ditino)’. 
‘No mamma, ancora! Non ho per niente sonno’.
‘Su Diana basta’. Spegno il giochino, le do il suo tigrotto di nome Alice, mi metto il suo cuscino preferito sulle gambe, lei si sdraia, le metto la coperta e le diamo il bacio della buona notte.

Tutto sul divano in sala davanti alla TV.

Non c’è verso di portarla in camera sua sveglia. Ci abbiamo provato in mille modi, ma a parte qualche sporadico caso di successo, nulla. (Ditemi pure che è colpa mia, probabilmente è vero, ma vederla piangere fino a farsi venire il vomito in camera sua non mi va, non ce la faccio proprio).

Ore 22.30:
Diana dorme sulle mie gambe, finalmente. Aspetto ancora un po’ prima di portarla su per non rischiare di svegliarla.

Ore 23.00
Prendo la mia principessa che dorme e la porto in camera con la sorella, nel suo letto.

Finalmente ho un po’ di tempo per sistemare alcune cose e verso la mezzanotte o poco dopo, me ne vado a letto anch’io.


Ma la notte non è tutta tranquilla. Difficilmente riesco a dormire da mezzanotte alle sette senza interruzioni.

Infatti, ieri notte…

Diana mi chiama una prima volta e vuole che mi fermo un po’ con lei. Si riaddormenta.
Torno nel mio letto.
Eva si agita e sta per cadere dal letto per ben due volte – senza svegliarsi nonostante una testata sul muro! -, quindi mi alzo e le aggiungo qualche cuscino per proteggerla dalla botte contro il muro e il pavimento.
Torno  nel mio letto.
Dopo poco sento ‘Mammaaaaaa..’
Mi rialzo e mi  trascino verso la cameretta ‘Dimmi Diana’.
‘Posso venire nel lettone con voi?’
Stremata e assonnata, come potrei dirle di no? ‘Certo amore, vieni’.
La prendo e con noi finalmente dopo un po’ dorme serena.

E alle 7.00 sveglia!!!
Si va al lavoro, freschi e riposati, dopo una notte di sonno mooolto riposante!!!

Sempre sul sonno di Diana, avevo già scritto

giovedì 8 novembre 2012

Le catene del lavoro...


Avere un lavoro è una fortuna.
Avere un lavoro è un diritto.
Avere un lavoro è una libertà.

Eppure io lo vivo come se avessi delle catene che ti si stringono alla caviglie e non ti fanno respirare.
So che in questo periodo non dovrei proprio lamentarmi di avere un lavoro.
So che dovrei sentirmi strafortunata di avere un contratto a tempo indeterminato.
So che in molti vorrebbero essere al mio posto.

Lo so. 
Ma quando vai a prendere le tue bimbe dalla tata, dopo un'intera giornata che non le vedi, e nessuna di loro vuol tornare a casa con te...pensi!

Quando Diana ti dice 'Mamma, vai via. Io mi fermo qui. Oppure vado con papà, ma te non ti voglio. Sto dalla tata'...pensi!
Quando la piccola piange se la prendo per venire a casa...pensi!

E devi fare finta di niente e ingoiare. 

Quelle parole sono come lame che ti feriscono.

Puoi provare a spiegare alle tue bimbe che tu sei uscita per andare a lavorare e che non ho scelta.
Puoi provare a spiegare che se potessi starei con loro tutto il giorno.

Ma a due bambine di poco più di tre anni, cosa interesserà mai?

Loro vedono solo che la loro mamma non c'è. E la tata si.
E so anche di avere una tata che le ama davvero (e di questo sono ovviamente felice e la ringrazio).

Ma dentro..dentro.. mi rattrista questa situazione.

E quando penso al lavoro, quando penso al licenziamento improvviso di mio marito.....a volte vorrei che fosse capitato a me. 

Le catene si sarebbero spezzate e chissà se mi sarei messa alla ricerca di nuovo lavoro o avrei colto l'occasione per fare la mamma.

Ma adesso, forse proprio per questa incresciosa situazione successa a mio marito, quelle catene invece di allentarsi, si sono strette. 

E stingono le caviglie e fanno male. Insieme alle lame.

mercoledì 7 novembre 2012

Il tepore di casa nostra


Quando sono entrata con la lucetta del cellulare a controllarvi nella vostra cameretta prima di andare a dormire, ho avuto una piacevole sensazione di calore.
Quella cameretta, fino a qualche anno fa completamente vuota, ora completamente arredata con due lettini occupati dai miei due tesori.

Mi ricordo di quando, nel 2007 con papà siamo venuti per la prima volta a vedere quella casa vuota ed enorme. Ci sembrava un castello. Non pensavamo neppure di potercela permettere. E invece abbiamo fatto la proposta d’acquisto abbassando un po’ il prezzo ed è stata accettata.

E quella casa è diventata la nostra casa. La vostra casetta.

E mai avremmo pensato di riempirla così tanto e tanto in fretta.
E invece, dopo poco è arrivata Diana e dopo meno di due anni è arrivata anche Eva.

Quella casa vuota e silenziosa è diventata piena, rumorosa e disordinata. Con i giochi sparsi ovunque, con le vostra urla e i vostri sorrisi a qualsiasi ora.

E quella cameretta spoglia con il solo parquet a terra, adesso è arredata da un mobile color betulla e arancio e due lettini abbinati: uno alto con la scaletta e uno basso per la sua sorellina.
Ogni lettino con la sua spondina per proteggervi, qualche cuscino in terra per una maggiore precauzione, un lampadario fatto a sole e una lucina notturna fatta a gattino per tenervi compagnia nei vostri numerosi risvegli notturni.

E quella casetta spoglia, adesso è la nostra casetta calda! 

mercoledì 31 ottobre 2012

Confronti


Lo so, lo so che non si fanno confronti.

Ma questo non vuole essere un confronto su chi è più brava e chi è più buona.


 E’ solo un confronto oggettivo di come, pur essendo sorelle, pur essendo cresciute nello stesso ambiente e dagli stessi genitori, dalla stessa tata, circondate dagli stessi amici, siano così estremamente diverse, ognuna con proprie caratteristiche, con peculiarità  e con  un carattere completamente diverso l'una dall'altra.


Ovviamente sto parlando delle mie bambine, del mio angioletto Diana e della mia teppista Eva.


Proviamo.

Diana è come fiore candido bagnato dalla rugiada mattutina, con l’alba sullo sfondo, in mezzo ad un prato erboso. Esprime tranquillità, calma e serenità.
Eva è come un uragano, un terremoto, una forza della natura inarrestabile. Una tempesta ciclonica carica di energia che passa e travolge qualsiasi cosa.


Diana adora le coccole, stare in braccio alla mamma, adora le carezze.

Eva non ama le smacerie, ti manda via se l’abbracci troppo e non gradisce affatto coccole prolungate.

Diana subisce, difficilmente risponde se qualcuno le fa un torto. Appena si fa male, anche in modo superficiale, piange e viene a cercare protezione dalla mamma.
Eva non subisce affatto. E’ manesca e aggressiva, non piange mai  - o quasi -se cade o se si fa male.

Diana è molto attenta alle regole.
Eva non ha regole.

Diana fin da piccola ha avuto un brutto rapporto sia con il cibo che con il sonno.
Eva ha sempre mangiato qualsiasi cosa e ha sempre dormito tutta la notte, da sola.

Diana ha iniziato a parlare prestissimo (prima dei due anni), a 5 mesi esatti stava seduta da sola, a 7 gattonava e a 11 mesi ha camminato in modo autonomo.
Eva tutt’ora non parla in modo comprensibile (si capisce solo qualche parolina), ha gattonato non prima dei 9 mesi e ha camminato intorno ai 13 mesi.
 
Diana è sensibile e timorosa.
Eva è impulsiva e avventurosa.

Diana è solitaria.
Eva sta con tutti e adora stare con altri bambini.


Insomma, non si può proprio dire che siano ‘uguali’.

Però è bello così, sono felice che abbiamo la loro identità e che non siano l'una la copia dell'altra.
Sono contenta che abbiamo le loro sfumature e il loro pensiero.
Sono contenta che siano le mie bambine: il mio angioletto e la mia teppista!

venerdì 19 ottobre 2012

Solo cinque minuti...


Avete presente ‘quelle’ giornate?
Quelle in cui si ha solo voglia di urlare!
Di chiudersi in una stanza da soli e urlare.
Urale senza motivo, solo per liberarsi e sfogarsi.
Urlare a squarciagola

Voi avete mai giornate così?

Per poi uscire dalla stanza belle rilassate con un sorriso. Come se nulla fosse successo.
Solo un piccolo sfogo innocuo e liberatorio.

Quanto ne avrei bisogno!

Solo questo, vorrei solo poter uralare 5/10 minuti!
Un piccolissimo sfogo.

Esci dall’ufficio dopo una giornata snervante.
Non vedi l’ora di vedere le tue bimbe per rilassarti un po’, e loro che fanno???  Capricci!

Ma non capricci capricetti! Capricci seri!!!
E soprattutto Diana!
Inizia a piangere da quando siamo a casa della tata.
Piange per non mettersi il giubottino.
Piange per non scendere le scale da sola. “In braccio mamma!!!” –dice. Ma avete presente quanto pesa??? E con i tacchi? E con la piccola che vuole venire in braccio anche lei?

Piange perché non vuole andare in macchina!
Piange perché non vuole scendere dalla macchina!
Piange perché non vuole mangiare a tavola!
Piange perché non vuole mangiare da sola!

E  in tutto questo io che faccio?
Ovvio, cerco di assecondarla per farla smettere di piangere.
E il papà? Il papà che mi urla di non assecondare ogni capriccio (e forse ha ragione), ma io non ce la faccio più a sentirla piangere. Ho solo bisogno di un po’ di silenzio.

La piccola che appena mi distraggo picchia la sorellina più grande e scappa ridendo.
Diana che piange.
Il papà che mi sgrida che sto sbagliando.
Eva che mi rovescia un intero biberon di latte sul divano.
Diana che piange!

Basta!!!!

Ho bisogno di cinque minuti tutti miei! Ho bisogno di cinque minuti di silenzio!

Ssssshhhh….solo cinque minuti.

E poi, dopo un’oretta, passata la tempesta, siamo tutti insieme a ridere e a giocare sul quel divano sporcato poco fa dalla teppista, con Diana ed Eva sorridenti, io che me le guardo compiaciuta e il papà che mi accenna un sorriso anche lui.



martedì 9 ottobre 2012

Di notte



Quante poesie o canzoni, o anche solo riflessioni, ha ispirato la notte.
Quanto mistero e magia si porta dietro la notte.
Quel buio che ti avvolge e che ti costringe a cercare un po’ di protezione.
Quel buio che non piace neppure ai bambini.
Quel buio rilassante e minaccioso allo stesso tempo.

La notte dovrebbe essere il momento giusto per riposarsi.
La notte dovrebbe essere fatta per dormire.
La notte dovrebbe farti fare sogni fantastici e far navigare la mente in posti meravigliosi.

Invece, spesso, quando la testa scoppia e mille pensieri si attanagliano per farsi sentire in modo confuso, si allineano e si materializzano solo di notte.

E ti tengono sveglia.

Sdraiata sul letto, avvolta dal silenzio della casa e dal respiro della tua famiglia che dorme lì poco distante.  Tu sei sveglia a riflettere.

A cercare di organizzare la giornata successiva, a cercare di capire come rimediare agli errori e a trovare soluzioni a problemi impossibili.
Tutto questo di notte.

Quando invece basterebbe chiudere gli occhi, staccare un attimo la mente e lasciarsi andare.

Il nuovo giorno arriverà comunque e il sole sorgerà lo stesso, i problemi troveranno una soluzione e il tutto andrà al suo posto.




lunedì 8 ottobre 2012

La lettera sgradita


La giornata non era iniziata nel migliore dei modi, quel sogno mi aveva profondamente turbato e l’ansia stava prendendo il sopravvento.


Avevo sognato la mia piccola Eva avvolta in un foglio di giornale ricoperta di terra, anche in bocca.
Sono andata al lavoro cercando di scacciare quell'incubo, ma nulla.
Alla fine decido di chiamare mio marito e gli chiedo si viene a casa, non ce la facevo.
‘Non ti preoccupare, arrivo’.

Arriviamo a casa, avevo bisogno di rilassarmi in qualche modo, ma prima passiamo dalle poste a ritirare una raccomandata.

Il dramma. Decisamente una lettera non gradita. Improvvisamente la terra da sotto i piedi è come se si fosse tolta e non trovavo appigli.

E’ la lettera di licenziamento di mio marito.
Senza preavviso, senza nessuna avvisaglia: soppressione del ruolo.


Mi è crollato il mondo. Come è possibile? Noi siamo una famiglia tranquilla, due lavori a tempo indeterminato, due bambine, non sta succedendo a me. Non è possibile.

Ho iniziato a piangere.

E sapete l’assurdo? Mio marito ha consolato me.

‘Atty è la vita che ci sta dicendo che dobbiamo cambiare, vedilo come un’opportunità’.

Ho iniziato a riapprezzare i veri valori, alle cose più importanti della mia vita: le mie figlie, mio marito e la mia famiglia.

Sono fortunata ad aver incontrato lui 17 anni fa, sono fortunata che lui abbia scelto me, sono fortunata che lui mi abbia dato due splendide bambine.

E adesso iniziamo una nuova avventura!


lunedì 17 settembre 2012

Week end al parco, la ricerca della tigre e ‘cosa ti è piaciuto di più?’




Week end settembrino, previsto sole, clima mite e non troppo caldo.
Cosa c’è di meglio se non organizzare un fine settimana fuori porta e portare le bimbe a vedere un bel parco? Nulla, quindi si fa!

Perfetto. Posto per dormire? Trovato.
Partiamo il sabato e arriviamo in tarda mattina, un pasto in una pizzeria locale e decidiamo di passare il pomeriggio a rilassarci nel prato dell’agriturismo che abbiamo prenotato un paio di giorni prima.
La temperatura è ottimale.
Un bel sole, un prato grande, un’amaca tra due alberi e un cestone di giochi per i bambini con una casetta giocattolo grandezza bambino.
Apriamo il cestone e alle piccole si materializza un sorrisone in faccia: bocce di plastica colorate, racchette e palline, 2 palle di gomma della Disney e altri giochi.
Mentre Eva punta la sua concentrazione sulla palla e sul telefono finto presente nella casetta, continuando a chiamare ‘Nonno! Nonno!’, Diana vuol provare le racchette.
Così con il suo papà inizia i primi approcci al gioco del tennis e devo ammettere che è già più brava della mamma! (Beh, io non sono proprio capace!).
Cena ad una sagra locale e poi a nanna, il giorno dopo di va al Parco Natura Viva, con tantissimi animali e il Safari!!!

Dopo un’abbondante colazione, tutti in macchina.
Arriviamo al parco, e si inizia dal parco faunistico.
Diana vuol vedere l’elefante! ..veloce controllo sulla mappa. L’elefante non c’è!
Ok, ‘Diana, piccola’ – inizio ‘L’elefante non c’è. E’ dal dottore’.
‘Uffa!!!’ – ‘allora voglio vedere la tigre!’
Per fortuna non se l’è presa troppo e allora iniziamo la ricerca!
Prima tappa: una comunità di scimpanzé enormi in libertà all’interno di un grosso recinto  si esibiscono in una mega litigata: due piccoli stanno litigandosi un pezzo di un frutto, alla fine uno dei due riesce a rubarlo e scappa; la scimpanzé dominante vede la scena, si infuria e sale in fretta su un’impalcatura di legno inseguendo il piccolo ladruncolo. Una volta raggiunto gli dà un forte sculaccione e lo butta letteralmente di sotto ristabilendo improvvisamente la calma.
Ma niente tigre.
Proseguiamo e vediamo il leone su una struttura di pietra bello sdraiato al sole con le leonesse a contorno. Animali molto eleganti e bellissimi.
Ma niente tigre.
Camminando ancora si vedono due enormi rinoceronti e due grossi ippopotami che stanno mangiando.
Anzi no, gli ippopotami sono tre!!! C’è n’è uno piccolissimo! (Oddio, piccolissimo ma pur sempre più grande delle mie bimbe!)
Era nascosto in un enorme ammasso d’erba, dev’essere proprio un cucciolo! Che tenerezza!
Ma niente tigre.
Andiamo ancora avanti a vedere altri animali fino a pranzo, tra cui il leone, scimmie e volatili vari.
..e ancora niente tigre.
Diana inizia ad essere insofferente, vuole vedere la tigre!
Finalmente ci riposiamo un po’ per pranzo e per i bambini c’è un grande parco giochi con scivoli, altalene e altri giochi.
E con cosa giocano le mie??? …con la sabbia per terra, facendo finta di essere al mare!

E va beh! Belle impolverate, dopo pranzo proseguiamo al giardino delle farfalle, bellissime, grandi e di mille colori. Poi le testuggini giganti e i cani delle praterei.
Finalmente vediamo la zona dove dovrebbe essere la tigre. Ma non si vede.
Oh mamma, la devo trovare altrimenti oggi non si torna a casa!
Miracolosamente il papà vede qualcosa in lontananza. E lei! E’ la tigre!!!
Prende Diana in braccio e indica un punto semi nascosto, purtroppo non si vede benissimo ma alla fine Diana riesce a vederla (anche se parzialmente) ed è felice!

Iniziamo ad essere stanchini, Eva si addormenta sul passeggino.
E allora decidiamo di fare il percorso Safari in macchina: saliamo tutti e quattro e a passo d’uomo iniziamo il percorso.
Appena entriamo vediamo Giraffe che mangiano da una cassa appesa, antilopi che attraversano la strada, Leopardi (o “Leonadri”, come li chiama Diana!).
Eva si risveglia incuriosita e inizia a battere sul vetro ogni volta che vede un animale. Diana tutta felice si guarda intorno!
Ecco, adesso c’è anche la Iena Maculata!  E la leonessa è vicina alla macchina! E più avanti anche l’asino! E i cervi!
Insomma alla fine giornata rientriamo stanchissimi e sporchissimi a casa, ma felici di aver passato un fine settimane diverso e tutti insieme.

Appena arriviamo a casa ci facciamo un bel bagno per tutti, Eva e Diana mi allagano casa, ma ne escono pulitissime! (finalmente!).
Poi un bel biberon di latte ed Eva alle 8 è già a letto senza neppure cenare (troppo stanca).

 Noi tre quindi (io Diana e il papà) ci sediamo a tavola davanti ad un piatto di pasta e poco prima di dormire chiedo a Diana.
‘Cosa ti è piaciuto di più di questi due giorni?’ – ‘Guidare con il leone? Vedere le giraffe? Le farfalle?’.
Lei ci pensa un po’ ma non risponde subito.
Poi mi guarda e accenna un sorrisetto leggero e indovinate un po’ cosa mi risponde???

Le racchette!!!

martedì 4 settembre 2012

Il ritorno alla routine e la distrazione in macchina!



Purtroppo ferie già finite, dopo tre settimane (di cui almeno l’ultima senza nessun intoppo!), oggi già secondo giorno di lavoro, già piena di impegni tra riunioni e mail, in ansia per il traffico della città e senza cinque minuti di tempo neppure per fare la spesa.
Il clima è già incredibilmente autunnale, temperatura mite e un po’ di pioggerella. E devo dire che tutto sommato, a me questo tempo non dispiace affatto!

Ma questo brusco rientro alla vita normale già mi mette alla prova.
Convincere le piccole a svegliarsi al mattino, dopo un mese che le ho convinte che la mattina potevano stare a letto fino a tardi (con molta fatica siamo riusciti a farle dormire fino alle 9.00 del mattino!), convincerle a vestirsi in fretta per non sforare gli orari, convincerle a riprendere il ritmo noioso della vita normale non è proprio facile.
E’ già la seconda mattina che è una lotta!
‘Diana sveglia!’ – ‘Nooo!!! Vattene, ancora 5 minuti! Voglio Dormire, non ci voglio andare!’
‘Dai Diana, dobbiamo andare, devo andare al lavoro’ – ‘Noooo!!! Vattene via, Spengi la luce!’
‘Nanaaaa’ – incalza Eva che tenta anche lei di buttare giù dal letto la dormigliona.

Ma nulla, non si alza.
Accendo la luce, alzo la tapparella, provo con le coccole e con le minacce, con la sorellina sul letto che le fa le pernacchie, provo anche a toglierle la coperta, ma nulla, non si vuole proprio alzare.
I minuti passano e io inizio ad aver fretta. Intanto vesto la piccola e mi trucco. E ci riprovo.
Dopo mille peripezie riesco finalmente a convincerla con un cartone alla TV, e mentre beve il lattuccio ne approfitto per vestirla e pettinarla.

In qualche modo e dopo un sacco di tempo siamo finalmente pronte ma decisamente in ritardo!
Le metto in macchina e scappiamo dalla tata.
In macchina sono abbastanza tranquille, mi metto alla guida, anche se la piccola continua a borbottare qualcosa ‘Qui, Qui, api, api’ o qualcosa di simile, e con il ditino punta il seggiolino dell’auto.
Penso che voglia giocare e comincio a fare gorgheggi simili ai suoi, d’altronde non parla ancora e non capisco cosa voleva dirmi.
Fino a quando…

…fino a quando, non faccio una curva e sento un tonfo ‘Paff!’. Nessun pianto, nessun altro rumore.
Non capisco molto, mi accosto e mi giro dietro.
Vedo un fagottino bianco che si muove in terra dietro in macchina e improvvisamente realizzo: è Eva!!!!!! Mi guarda, ride e con il ditino indica il seggiolino auto da cui è appena caduta.
In pratica, Eva è caduta dal suo seggiolino, mi sono dimenticata di legarla! Forse voleva dirmi quello!

E questo è solo il secondo giorno di rientro alla vita normale! 

mercoledì 22 agosto 2012

Vacanze? ...mah...


Dovevano essere tre settimane di ferie e relax
La prima in montagna, la seconda al mare e la terza per me.
E invece nulla, nulla di tutto questo. (O almeno non come avevo previsto).
Nonstante un'anno passato tra ospedali e pronti soccorsi, tra influenze e virus, un inverno e una primavera con malattie senza sosta, mai più di 10 giorni senza che almeno una di noi tre donnine di casa avesse febbre o vomitino o altro, un'anno stressante anche lavorativamente, finalmente arrivano le tanto sospirate ferie, finalmente una luce in fondo al tunnel.
E invece nulla.
Partiamo per la montagna il sabato, destinazione un Family Hotel in Val di Ledro. Posto molto carino, struttura accogliente. Sembrava tutto perfetto.
Ma già il lunedì sera Eva si ammala, il martedì peggiora e la sera di  a ferragosto e visitiamo il fantastico ospedale d Rovereto (TN) dove ci tengono per più di 12 ore per problemi respiratori. E l'ospedale era a più di 40 Km dal nostro Hotel, però devo dire che sono stati bravissimi e gentilissimi!
Finalmente ci rimandano a casa il mercoledì sera, Eva ancora un po' spossata e sotto terapia, la sera è molto nervosa, quindi dopo una cena veloce la portiamo in camera. Per forutna Diana non ne riesente troppo, ci sono i nostri amici e la sua amichetta del cuore Gemma che la fanno divertere.
Finalmente il venerdì Eva sembra di nuovo in forma, Diana invece inizia a fare qualche capriccio e ad avere una lieve tosse. E ...sorpresa!! Alla sera inizia a comparire sulla schiena biancastra qualche bollicina.
La mattina dopo non c'è dubbio, è varicella.
E questa era la prima settimana. In teoria poi saremmo dovuti andare al mare dai nonni, ma con la varicella ci hanno detto assoluto isolamento e si riparte dalla montagna in direzione casa.
Ora, voi avete idea di cosa vuol dire tenere due bambine di 1 e 3 anni a casa ad agosto con oltre 40 gradi isolate e rinchiuse in casa nella provincia pavese???
E in più con la varicella? Le bolle si espandono ovunque, il prurito la rende nervosa, la noia ci indispone tutte, il caldo ci rende pazzi! E non possiamo uscire. E devi spiegarlo ad una bambina di 3 anni! Un incubo!
E ammetto, che nonsostante tutto è stata fin troppo brava!
Trovare qualche modo per farla giocare senza essere sempre davanti alla tv, vai con il didò, con i pennelli, con il trenino! E svegliarla ogni 5 ore anche la notte per darle l'antivirale. E tentare di limitare il contatto con la sorella..ok, a questo ci ho rinunciato!
Unica nota positva è stata la visita dei nonni che le hanno portato un secchio di sabbia dal mare e le hanno improvvisato una spiaggia finta sul terrazzo che l'ha resa incredibilmente felice!
E questa è la seconda settimana...
E per la terza, cosa mi aspetterà? ...varicella per la piccola? Vedremo!



Buone vacanze, a chi ci è riuscito!

giovedì 9 agosto 2012

Le promesse




Attraverso le promesse i bambini costruiscono il senso di fiducia nei confronti degli adulti, anche quando queste consistono in una punizione.
(Lucia Attolico)

Quanto è vera questa citazione.

In questi giorni ho notato che Diana inizia seriamente a dare valore e a dare la giusta importanza alle promesse.
Finalmente inizia a capire il valore di cosa sia e di cosa voglia dire ‘mantenere la parola’.
Ha capito che se lei mi promette una cosa in cambio di qualcosa altro, questa cosa poi accadrà.
Sia se lei fa una promessa a me, sia se io la faccio a lei.
 
Una promessa è una promessa, sia in caso di una cosa bella, sia in caso di punizione.
E questo lo ha capito!

Qualche esempio di cosa sta accadendo in questi giorni.

Mattino. “Diana dobbiamo vestirci”.
“Mamma prima finisco di vedere ‘l’agente OSO’ e poi vengo”.
Mi raccomando Diana, guarda che è una promessa!
Vado al piano di sopra a vestire la piccola mentre lei continua a guardasi il suo cartone in sala.
Dopo qualche minuto mi chiama e mi dice: ‘Mamma sto salendo, Oso è finito, vengo a vestirmi’.
Che dire, ha mantenuto la promessa!

E non è l’unico caso. Se vuoi vedere quel cartone sul pc della mamma, allora dopo andiamo a far la nanna nel tuo lettino, ok?
Ed effettivamente lo fa!

E lo stesso vale in caso negativo. Se non fai questo allora ti prometto che non giochi con i colori.
Lei lo capisce. E decide se vuole continuare a fare quello che vuole – sapendo che non giocherà con i colori, o smettere per avere il suo gioco.

Però anche lato mio (anzi nostro, inteso come mamma e papà) le promesse hanno un certo peso. E devono essere mantenute!

Se le prometto una cosa devo mantenerla, ad ogni costo.
E’ incredibile la memoria dei bambini.
Infatti, devo anche ammettere che la mia bambina ha una memoria di ferro (probabilmente come tutti i bambini), e se lato mio, le faccio una promessa, la devo mantenere, altrimenti si offende alla grande! E se la ricorda, rinfacciandomela!

Domenica pomeriggio le ho promesso che l’avrei portata al parco, ma alle 5 perché prima di allora era troppo caldo.
Poi, visto che il caldo non mollava l’osso, abbiamo deciso di stare a casa con il clima, tanto le piccole si stavano divertendo e stavano giocando, facendo finta di nulla.
La sera, prima di andare a dormire, verso le 22.30 mi ha detto: ‘Mamma, ma alle 5 dobbiamo andare al parco!!!’.
‘Piccola, scusa, me lo sono dimenticata. Ormai è buio’.
Ha iniziato a piangere, ‘Mamma, me lo hai promesso!!!’.
Ammetto che mi sono sentita in colpa e le ho detto che se oggi non faccio troppo tardi, ce la porto questa sera e da adesso in poi, manterrò sempre le promesse!

martedì 7 agosto 2012

Spirito olimpico..


..o  semplice spirito di emulazione? J
Chissà!

Fatto sta che alla sera, accendiamo la tv su rai 2 e seguiamo le olimpiadi.
Le mie bambine si ipnotizzano a guardarle (compresa la piccolina).

Si siedono sulle loro poltroncine, aspettano il via, fanno il tifo e alla fine si alzano e battono le mani felici! Non importa chi vince, se Italia, Giappone, Corea o altro.
A loro piace la gara, il clima sportivo e la gioia che si respira.
E sembrano proprio che entrino in simbiosi con gli alteti!


Le prime gare che hanno visto sono state quelle del nuoto e dei tuffi.
Poi la corsa.
Diana (la grande)  quando ha visto Bolt si è messa come se avesse i blocchi di partenza e poi ha simulato la corsa. E vedendo le altre gare di velocità adesso si prepara e al via inizia a correre per tutta la sala gareggiando con la sorellina.

E anche la scherma le entusiasma!

Tant’è che alla fine Diana mi ha detto:
‘Mamma io voglio fare Spada e Corsa! Nuoto No!
Quando iniziamo?’

Che dire, le idee sembrano buone e chiare J

giovedì 26 luglio 2012

Scene di vita quotidiana



Giusto per rendervi partecipi di alcuni momenti belli della mia vita.


Sul divano:
Diana ed Eva giocano insieme sul divano con alcune macchinine che le ho portato qualche ora prima.
Felicissime e sorridenti, che si cercano e si sorridono. Ad un certo punto chiedo
“Diana vuoi bene ad Eva?”
“Si”
“E alla mamma?”
“No”
“Nooo???”
Poi inclina la testa da un lato, accenna un sorriso malizioso e fa brillare quegli occhietti furbi e mi dice: ‘Un po’ si mamma! Ma anche a Papà!!!’

A cena:
Sole solette, decido che mangiamo in sala sul tavolinetto piccolo guardando Peppa Pig (tanto il papà non c’è, ci condiamo un po’ di libertà!)
Diana ed Eva mangiano tutta la pasta. Eva finisce prima ma ha ancora fame.
Facendo finta di nulla rubo con la forchetta un rigatone dal piatto di Diana. Lei mi guarda e mi sgrida! “ Mamma, non mi rubare la mia pasta!”
“Scusa amore, la volevo dare ad Eva, l’ha finita”
Lei quindi sorride e mi dice “allora va bene!” , si alza prende il suo piatto e mette metà della sua nel piatto della sorellina. Poi la guarda e le dice “ va bene Eva?”

La cacca:
Eva corre sulle scale e inizia a urlare ‘Mamma’ ‘Mamma’.
Esco dalla cucina, la guardo e le chiedo ‘Eva, che c’è?’
Punta il ditino al pannolone e dice sorridendo ‘Cacca!’
(Voleva che la portassi di sopra in bagno  a cambiarsi il pannolone!!)

Gli amici nello specchio e nel letto
Diana è da qualche giorno che parla e saluta i suoi 'amichetti' che sono nello specchio.
Ci parla proprio. Li saluta quando arriviamo e quando andiamo via.
E anche il piumone sul letto (che tiene nonstante il caldo per compagnia) è diventato il suo amico.
Questa mattina le porto il latte a letto e non voleva svegliarsi - mai che lo facesse il fine settimana!!!
Allora le ho detto che se non si svegliava, il lattuccio l'avrebbe bevuto il suo amico.
Lei mi guarda e mi fa: " Mamma, non è vero! Il mio amico non può bere il mio lattuccio!"
" E perchè no, amore?"
"Perchè non ha la bocca!"
(senza parole)

giovedì 19 luglio 2012

Chiavi di volta


A volte nella vita accadano cose che non ci piacciono, che ci fanno sorridere o che ci fanno arrabbiare.
Che rendono tristi o felici, che ci cambiano profondamente.
Spesso ci chiediamo il perché di queste cose, di questi eventi.
E spesso non abbiamo nessuna risposta.
E’ successo e basta, con le conseguenze del caso. Belle o brutte.

Ma forse ogni evento nella nostra ha un significato preciso.
Forse  fa parte di un disegno più grande.  
O forse semplicemente è così.

Forse se quella cosa non fosse capitata,  se quell’errore non l’avessimo commesso o avessimo preso un’altra decisione.
Forse oggi non saremmo quello che siamo con i nostri pregi e i nostri difetti,  con tutto quello che abbiamo costruito, con tutto quello che abbiamo distrutto.
Un po’ come Sliding doors.

Questi eventi (o meglio, quelli più importanti) sono le chiavi di volta della nostra vita.

La chiave di volta  è una pietra centrale che chiude un arco e che è fondamentale per la sua stabilità, e punto di svolta, momento topico di una situazione che può improvvisamente prendere una direzione inattesa.

Quindi, in senso figurato, sono quegli eventi che hanno dato una ‘sVolta’ a qualcosa in modo forte e drastico.


Ad esempio il fatto di aver conosciuto una persona o l’aver fatto un incidente o un’esperienza e questo ti ha cambiato la vita, sia in modo positivo che negativo, sia in modo voluto che casuale.

Ognuno di noi ha le sue chiavi di volta nella sua vita.
E per quanto questo periodo sia per me un po’ faticoso e cupo, sono contenta di essere dove sono e di essere chi sono.
E di aver vicino poche persone che mi apprezzano, ma sono quelle che contano. Che lo fanno in modo sincero. Che apprezzano anche i miei difetti.


“Nella tua vita niente avviene per caso.
Le persone e gli avvenimenti
che compaiono nella vostra vita
nascondono importanti motivi,
significati e spiegazioni.

Per questo sbagliamo quando pensiamo
che incontri e rapporti siano casuali:
tutto dipende da una forza potente
che ci collega e favorisce
determinate conoscenze e relazioni.”
(Ruediger Schache) ♥♥♥

lunedì 9 luglio 2012

Non vi lascerò vincere


Lo stress di una vita vissuta di corsa, sempre con i minuti contati, in continua competizione, manie di perfezionismo e controllo totale, e alla fine si crolla.
E’ un ombra subdola che ti colpisce appena abbassi un attimo la guardia.
Quando finalmente tu credi di esserne fuori, di avere di nuovo il controllo di te e della tua vita, abbassi le difese, ti rilassi e ripiombi di nuovo nel baratro.

Ti senti senza forze, brividi di paura incontrollata percorrono il corpo, senti di non avere le forze per reagire, ti senti soffocare e non riesci a reagire.
Sudore freddo poi caldo improvviso,  la mente che sembra staccarsi dal corpo. Non riesci a mangiare, gli odori ti nauseano, la testa gira.

E poi, poco alla volta finalmente riesci a recuperare a poco a poco il controllo di te stessa e ti rendi conto che è assurdo, che è solo una cosa mentale e non è possibile che abbia questo potere sul tuo fisico. Eppure succede.

Eppure succede.

E alla fine la cosa migliore è provare ad accettarli e aspettare che passino.
Cercare di dare la giusta importanza alle cose, capire che il prendersela troppo non porta a nulla. Non ne vale la pena.
Che a volte va bene anche se le cose non sono perfette.
Imparare ad apprezzare le cose che si hanno, cercare di fare il massimo ma senza arrivare al limite.
Non ne vale la pena.

Vale solo la pena di vivere sereni, perché io sono fortunata, ho una famiglia fantastica e non mi manca nulla.
E non lascerò a voi maledetti attacchi di panico di rovinami la vita.
Non ve lo lascerò fare!

giovedì 5 luglio 2012

All’improvviso ti accorgi che…




Ieri sera tornavo a casa giusto dopo essere passata a casa dalla baby sitter per recuperare le mie piccole.
Ci siamo messe in macchina e improvvisamente ho realizzato di quanto fossero cresciute, così all’improvviso, come se mi fossi svegliata tutto d'un tratto.
Lo so, il discorso potrebbe sembrare molto banale, ma è come se avessi fatto un scoperta.

Il motivo? Durante il tragitto in auto parlavo, anzi conversavo con Diana e lei parlava con me e giocava con la sorellina seduta nel seggiolino a fianco al suo, che la guardava divertita con il suo ciucciotto in bocca.

Solitamente il viaggio in macchina era solo cercare di arrivare veloci a casa per farle smettere di piangere e distrarle in qualche modo.

Ieri invece, Diana era seduta sul suo seggiolino ‘da grandi’, e mi raccontava la giornata e interagiva con me.
Non ripeteva cose a caso, ma esprimeva concetti, commentava il paesaggio e insegnava alla sorellina dov’è il cielo.
Inoltre quando la piccola si lamentava, lei la tranquillizzava dicendole: “Eva, non piangere. Io sono qui. La mamma sta guidando, stiamo andando a casa.”

Non avete idee di quali emozioni si provano (o forse si, chissà), ma io mi sono quasi commossa a vederle così insieme.

Fino a pochi giorni fa la piccoletta neppure camminava, adesso corre per tutta casa sogghignando furbetta mente ruba le maglie dai cassetti o i giochini alla sorella e frana per terra  inciampandoci sopra, poi si rialza indispettita, ti guarda dritta in faccia, china la testa da un lato e inizia a sorridere maliziosa.
A tavola Eva inizia a voler mangiare da sola mentre lancia tutto per terra e la sua sorellina le raccoglie pazientemente la forchetta e mi aiuta a farla mangiare.
Adesso iniziano a giocare insieme e a cercarsi sempre.
La piccolina appena sveglia la mattina chiama ‘Nana, Nana’- il suo modo per chiamare Diana, e va spedita nella cameretta della sorella a svegliarla.
Diana invece alterna momenti di insofferenza totale verso la piccola teppista tirandole i capelli, spintonandola o dicendole ‘brutta’ a momenti di amore assoluto abbracciandola e coccolandola.

Insomma, sembra ieri che Eva era appena nata e Diana aveva poco meno di 2 anni ancora con il pannolone, ad oggi con così tanti piccoli grandi progressi.

lunedì 18 giugno 2012

Che male c’è se...

Che male c’è se quando si sveglia di notte ha voglia di un abbraccio della mamma?
Che male c’è se la mamma non glielo nega mai?
Che male c’è se la mamma cerca di assecondarla?
Che male c’è se non mi piace vederla piangere?
Che male c’è se la mamma cede sempre?
Che male c’è se la sera si addormenta accoccolata su di me?

Che male c’è, se va bene a me?

Lato mio, non c’è nulla di male. Io per le mie bimbe darei la vita, sempre.
Ma quante critiche ricevo! Uff…

Purtroppo a volte capita che non sto bene e allora, solo allora, c’è qualche problema perché non posso darmi a loro al 100% e questo forse è il vero problema.
Perché quando sto male loro non capiscono che tu non puoi dargli le stesse attenzioni. Loro vedono solo la loro mamma, come sempre.
Però è anche vero che se mi riprendo, è solo perché loro spesso mi ridanno la forza!

Ieri sera ho visto un film, un film molto banale ‘Mi presenti i tuoi’ (http://filmup.leonardo.it/sc_mipresentiituoi.htm), non so se l’avete mai visto.

Nel film c’era un bambino con un nonno molto rigido che voleva insegnarli le cose come se fosse un adulto, con metodi razionali, minimizzando il contatto umano e azzerando le emozioni.

E poi c’erano i Fotter, l’altra famiglia.

 Beh, loro erano molto più inclini verso il rapporto umano, verso le coccole e perché no, verso qualche concessione anche in caso di capricci, ma soprattutto infondevano amore e affetto al piccolo anche se questo voleva dire tenere il bambino a letto con loro o dargli qualche vizio!

Beh, io sono molto più simile a loro … e le critiche?

Beh, cerco di capire quelle che possono essere costruttive e quelle per cui, anche ascoltandole, non riusciranno mai a farmi cambiar posizione J

mercoledì 13 giugno 2012

La famiglia

Facevo un gioco con i miei figli.
Gli davo uno stecchetto e dicevo loro di romperlo.
La cosa è piuttosto semplice.

Poi gliene davo tanti, e dicevo loro di legarli insieme in un mazzetto. 
‘Ora provate a spezzarli’.
‘Non ce la facciamo’ – rispondevano i bambini.

‘Ecco, quel mazzetto è la famiglia!’
(cit.)

lunedì 11 giugno 2012

Il concetto di proprietà

Il concetto di proprietà

Girando in rete qualche giorno fa ho travato queste regole che spiegano il concetto di proprietà così come è interpretato dai bambini.

se mi piace è mio
se riesco a portarlo via, è mio
se ce l'avevo fino a poco fa, è mio
se è mio non deve MAI, in alcuno modo, sembrare tuo
se sembra mio, è mio
se è tuo e io te lo rubo, è mio
se, secondo me è mio, è mio
se è rotto...e' tuo!!!

Lo ammetto mi ha fatto molto sorridere, però, quanto è vero!
 
Non è semplice spiegare il concetto di proprietà e di condivisione ai bambini.
Qualche giorno fa Diana era seduta sul dondolo in terrazza. Abbiamo provato a sederci anche io ed Eva, e lei ci cacciava via, dicendo ‘E’ Tutto mio!!’
‘ E la mamma, dove si siede?’ – chiedevo. ‘Eh mamma, comprane un altro!!!’

A parer loro, è sempre tutto loro e il problema si accentua quando si trovano con altri bambini, spesso facendo nascere conflitti o capricci furiosi.
E dentro la propria casa ancora di più! Un po’ come i gatti o i cani, se è casa di altri è più brava e riesce a giocare con gli altri in modo più o meno civile, ma se è a casa sua, quello è il suo territorio e li ci sono i SUOI giochi! Appena un bambino tocca i SUOI giocattoli, sono lacrime!

Lo vedo spesso anche con la sorellina, quando Diana vede qualcosa in mano sua, improvvisamente suscita il suo interesse e diventa suo.
Appena la piccolina prende una cosa qualsiasi, lei si avvicina, glielo prende è urla ‘E’ MIO!’

Lo ammetto, spiegare il concetto di proprietà ad un bambino non è proprio semplice, ma con un po’ di sforzo qualche risultato si ottiene. Con fatica, ma qualcosa si ottiene.

E infine, un altro concetto che stiamo cercando di passargli è quello dello scambio.

‘Se Eva, la tua sorellina, ha una cosa che tu vuoi, non puoi prendergliela senza motivo.’
‘Diana, vai tra i tuoi giochini, prendine uno che a lei può piacere e proponi uno scambio con quello che ha lei. Se anche a lei va bene, allora sarete entrambe felici.’

Incredibile! Funziona J



mercoledì 6 giugno 2012

Sensi di colpa


Brutta bestia.  
Arrivano quando meno te li aspetti e ti colpiscono da tutti i lati.

Ci sono sensi di colpa verso la bimba grande, quando concedi qualche attenzione in più alla piccola e vedi l’altra che ti guarda corucciata.
Ci sono sensi di colpa verso la bimba piccola, quando dai un bacetto o un abbraccio in più alla grande e la piccola ti allunga la mani per venire in braccio pure lei.
Ci sono sensi di colpa verso il marito, quando vedi che non ha più tempo per dedicargli le giuste attenzioni.
Ci sono sensi di colpa verso te stessa, quando hai l’impressione che il lavoro e il resto ti tolgono il respiro e non hai più tempo per te.
Ci sono sensi di colpa verso il lavoro, quando pensi di togliere tempo alla famiglia per portare a casa qualche soldo.

Questi maledetti sensi di colpa!